Telefonia mobile/ Gli operatori del Mobile Challengers Group: "Troppe barriere nel mercato, intervenga l'Ue"
Il Mobile Challengers Group, un gruppo di 9 operatori di telefonia mobile operanti in 13 paesi con 80 milioni di clienti (rappresentato per l'Italia da Wind e 3), non nasconde i propri timori circa lo stato della concorrenza sui mercati della telefonia mobile.
In occasione della riunione dei ministri Ue a Praga sullo stato del mercato delle telecomunicazioni europeo, i Mobile Challengers esprimono perplessità sull'adeguatezza del motto scelto per l'evento, "un’Europa senza barriere". In particolare, esprimono il timore che l'attuale assetto regolamentare delle telecomunicazioni non favorisca il benessere dei consumatori e che i grandi operatori di telefonia mobile stiano sfruttando l'attuale crisi economica per giustificare o, addirittura, rafforzare la propria posizione dominante.
"Notiamo che, a fronte di un peggioramento del clima economico, alcuni operatori storici stanno minacciando di varare un aumento dei prezzi in risposta alla proposta di abbassamento delle tariffe di terminazione mobile" ha dichiarato un rappresentante del Mobile Challengers Group oggi ad un incontro con la stampa. "Tale situazione è assolutamente inaccettabile e l'Ue dovrebbe intervenire per impedirla. Il Mobile Challengers Group ritiene che la libera concorrenza sia di stimolo alla crescita economica e agli investimenti, e che la crisi economica non deve essere utilizzata come pretesto per riportare indietro il processo di liberalizzazione".
Secondo il Mobile Challengers Group in Europa esistono ancora molte barriere, che limitano la concorrenza e gli investimenti sia nei mercati nazionali sia a livello di mercato interno dell'Unione europea. I grandi gruppi di telecomunicazioni fanno di tutto per mantenere la propria posizione dominante sui mercati nazionali di quasi tutti gli Stati membri, ma fanno poco o nulla per sviluppare e promuovere prodotti transfrontalieri e ciò nonostante il loro orientamento paneuropeo (come dimostra l'enorme resistenza opposta alla direttiva sul roaming).



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