Walt Disney italiano/ Iginio Straffi, padre delle Winx, ad Affaritaliani: così ho rilanciato il cartoon made in Italy nel mondo
di Nicole Cavazzuti
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Hai sempre avuto passione per i fumetti?
“Sì, da piccolo divoravo Topolino, Soldino, Geppo. Poi sono passato al Corriere dei Ragazzi e agli albi della Bonelli: da Zagor a Black, fino a Macigno. Già dalle elementari ho cominciato a disegnare storie a fumetti e quando frequentavo il liceo ho iniziato a pubblicare le prime tavole”.
La gavetta è stata dura?
“Molto. Nel 1995 ho fondato con altri soci Rainbow e ho cominciato a girare il mondo per mostrare i miei cartoni, ma ho dovuto superare il pregiudizio che gli italiani non fossero capaci di realizzare valide serie animate”.
Quando sono arrivati i primi successi? 
Iginio Straffi
“Nel 1997, quando Rainbow ha vinto il primo premio nella categoria dei prodotti interattivi per bambini al Film Festival Avanca in Portogallo con il cd interattivo di Tommy & Oscar. Due anni dopo abbiamo prodotto insieme alla Rai l’omonima serie animata, trasmessa in 40 paesi. E’stato l’inizio della svolta: nel 2000 abbiamo sviluppato la property di Winx Club e l’anno dopo, in collaborazione con Gardaland, abbiamo creato la nuova serie Prezzy, mascotte del grande parco divertimenti, lanciata nel 2003”.
Come è nata l’idea del Winx Club?
“Dalla constatazione che erano anni che sul mercato mancavano film di animazione pensati per le bambine e poi ero interessato ad approfondire il lato psicologico delle donne nella fase di transizione tra i 16 i 18 anni”.
Qual è la filosofia alla base del progetto?
“Volevo diffondere la cultura italiana ed europea e riproporre in chiave moderna la lotta tra il bene e il male, rivalutando la figura della fata e superando la tradizione che voleva le fate belle e le streghe brutte. Ecco perché le protagoniste della serie sono tutte belle, con ali colorate e abbigliamento moderno. E vanno a scuola, come le bambine che guardano il cartone, in modo che le bimbe si identifichino con il mondo delle Winx”.



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