Smau/ La fiera milanese punta sul business e perde la funzione di vetrina dell'hi-tech per il grande pubblico
Suscita opposti giudizi e reazioni la formula secondo cui, da alcuni anni, è organizzato lo Smau; il nuovo target dell’evento non più quello di un incontro “popolare” tra la gente comune e le ultime soluzioni del mondo hi-tech, ma è quello di una vera e propria fiera specialistica, espressamente dedicata ai grandi manager, professionisti del settore e alla Pubblica Amministrazione.
La nuova organizzazione dell’expò non punta più sul piccolo consumatore, demandando questo compito alla tv e a internet; si punta piuttosto al grosso acquirente, ovvero quello in grado di spendere cifre a sei zeri. Aziende, Pubbliche Amministrazioni: grandi guadagni in poco tempo.
Gli analisti del mondo hi-tech si interrogano sulla reale efficacia di questa nuova formula; su questo punto un’analisi seria richiede di mettere sul piatto tutti gli elementi che muovono i fili di questo mondo. Innanzitutto i bilanci dei giganti IT che qui espongono e che in tempi di magra, respirano per lo più grazie ai grandi progetti di fornitura; ed in questo senso lo Smau rappresenta l’ideale punto di contatto tra domanda ed offerta, e “l’atmosfera” professionale imposta all’evento, favorisce l’efficacia dell’incontro, affinchè esso si tramuti poi in contratti reali e quindi business.
Da questo punto di vista risulta molto intelligente l’organizzazione secondo percorsi personalizzati sulle base delle esigenze del visitatore, che vengono automaticamente valutate al momento dell’iscrizione on-line tramite il sito smau.it.
Questo schema evita la dispersione dovuta alle tante proposte presenti, ma spinge piuttosto l’ospite verso quelle soluzioni più vicine al suo modello di business.
Altro punto di froza dell’offerta Smau sono i seminari e i convegni organizzati durante la tre giorni milanese; l’esigenza di questi momenti di incontro “live” nasce dal fatto che le soluzioni ICT non vanno solo pubblicizzate e promosse, ma va anche creata quella consapevolezza nel sentire comune, in grado di spostare quell’opinione, molto diffusa purtroppo nel nostro paese, secondo cui gli investimenti in Information Technology sono delle ineluttabili spese fastidiose di cui non si può fare a meno; bisogna piuttosto iniziare a capire che la realizzazione di queste infrastrutture è la vera ricetta per la competitività.
Una consapevolezza questa, molto diffusa all’estero e che è per esempio alla base del “miracolo spagnolo”, che ha recentemente portato lo stato iberico a superare il nostro Pil.
Il maggior merito dello Smau per come ora è organizzato, è dunque quello di provare a porre una base di discussione sul discorso dell’innovazione tecnologica; un discorso che nasce dall’unire le nuove soluzioni all’analisi del mercato IT; informazione e formazione.
Ma va anche detto che la tecnolgia nasce dalla gente e per la gente, e su questo la nuova formula dello Smau ha tolto all’expò la sua originale missione di mega-vetrina destinata al grande pubblico. Un percorso che andrebbe tuttavia recuperato, magari unendolo anche se in forma minore, al nuovo focus sui grandi clienti. In un periodo di recessione come questo, la gente ha bisogno di essere informata su dove la tecnolgia si sta muovendo, ma anche stimolata, perchè se è vero che i soldi scarseggiano, è anche vero che se la proposta hi-tech è interessante e stuzzicate, il sacrificio per acquistarla lo si fa.



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