L'intervista/ Sergio Luciano, nuovo direttore di Telelombardia: "Dopo Economy, porto autorevolezza alla tv locale"

Venerdì, 16 gennaio 2009 - 19:21:00

Passiamo a parlare dei suoi tre anni a Economy. L’addio alla direzione è stato sereno?
“Certamente. In questi tre anni di cammino le cose sono andate sempre meglio: dopo il pareggio di bilancio nel primo anno, nei successivi due siamo andati in attivo. Per me è stata una grande esperienza professionale”.

Com’è stato il rapporto con i vertici Mondadori? Con Marina Berlusconi vi sentite spesso?
“Le sembrerà strano, ma in tre anni con lei non ho mai avuto modo di parlare. Quando un direttore accetta una nuova direzione, lo fa sapendo quali potranno essere le richieste dell’editore. Da Mondadori non ho mai subito pressioni, ci siamo sempre trovati d’accordo su tutte le questioni”.

In questi mesi difficili, la stampa periodica sta soffrendo anche più di quella quotidiana. Settimanali e mensili resisteranno alla crisi?
“Io la penso diversamente. Mi spiego: tra dieci anni l’informazione quotidiana la farà soprattutto internet, che ha la possibilità di andare in tempo reale. Per i quotidiani attuali, le cose si faranno quindi sempre più difficili. Invece, l’approfondimento (di cui c’è esigenza) che può garantire un settimanale attrarrà sempre i lettori. Per me, quindi, è esattamente il contrario”.

Lei è stato tra i primi a credere nel giornalismo online, dirigendo Il Nuovo.
“E’ uno dei momenti della mia vita professionale di cui vado più orgoglioso. Come tante avventure online di quei tempi finì male, ma sono contento che ultimamente stia ripartendo”.

Ricominciamo dall’inizio: quando è cominciata la sua passione per il giornalismo, e quali sono stati i suoi primi passi in questa professione?
“Tutto è cominciato a 13 anni con il giornalino scolastico. La passione per questo mestiere c’era già allora, quindi. Vivendo a Napoli, ho iniziato in due periodici: La Voce della Campania, diretto all’epoca da Michele Santoro, e Il Diario. Poi frequentai a Milano l’Ifg, allora l’unica Scuola di giornalismo in Italia. Dopo i due anni, venni subito assunto da un settimanale della Confcommercio. Qui mi avvicinai all’economia. Da lì passai al Giorno…”.

Lei ha lavorato sia nei quotidiani sia nei periodici, è stato tra i primi a credere in internet, è ha pure fatto esperienza in tv con una rubrica settimanale. Ormai le manca solo la radio… C’è un medium a cui è più affezionato?
“La radio? In futuro chi può saperlo… Ma per adesso mi concentro su Telelombardia! Pensandoci un attimo, per il sottoscritto forse è stato internet finora il mezzo più affascinante…”.

Giornalisticamente, chi è stato il suo maestro?
“Ce ne sono tanti. Di sicuro, da direttori come Scalfari, Mieli e Mauro ho imparato tantissimo”.

Un’ultima domanda: cosa si sente di consigliare a un giovane che sogna di diventare giornalista?
“Di ripensarci… No, scherzo! L’informazione è un settore che non è destinato a subire una crisi strutturale. Ha un futuro importante, anche se sta cambiando e cambierà ulteriormente pelle. Premesso che oggi c’è crisi, un giovane, per trovare spazio, deve avere due caratteristiche: essere multimediale e allo stesso tempo specializzato su almeno un argomento, di cui deve sapere proprio tutto”.

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