Sciopero di internet/ Successo per la rivolta di Wikipedia, Google & C: rinviato a febbraio l'esame al Congresso Usa delle leggi antipirateria

Giovedì, 19 gennaio 2012 - 11:16:00

Successo per la rivolta sul web contro le norme antipirateria online in discussione al Congresso americano. La giornata si è conclusa con un annuncio a sorpresa del deputato texano Lamar Smith, uno dei promotori della legislazione antipirateria: l'esame delle norme slitterà a febbraio, probabilmente per avere il tempo di smussare una legislazione considerata troppo severa, trovando magari un accordo bipartisan tra repubblicani e democratici. Due i testi di legge nel mirino della rete: la Sopa (Stop Online Piracy Act) e la Pipa (Protect Ip Act), il cui obiettivo è quello di arginare la diffusione di contenuti protetti dal copyright.

Nei giorni scorsi lo stesso presidente Barack Obama si è schierato contro le norme, così come sono state formulate, assicurando che la sua amministrazione, pur essendo impegnata nella lotta alla pirateria online, non sosterrà mai leggi che riducono la libertà di espressione. Per questo il capo della Casa Bianca si è attirato le feroci critiche del magnate dei media Rupert Mardoch, che su Twitter ha scritto che "Obama si schiera coi pirati della Silicon Valley".

La mobilitazione in Rete ha coinvolto quasi tutti i "big" di internet d'oltreoceano. "Immagina un mondo senza la libera conoscenza", si legge sulla versione inglese di Wikipedia, il cui fondatore Jimmy Wales ha deciso un vero e proprio sciopero, oscurando per 24 ore il sito; Google ha funzionato regolarmente ma listata a lutto, invitando a firmare una petizione contro le due leggi antipirateria giudicate talmente severe da portare dritti dritti a una censura del web: "Stop alla pirateria, ma non alla libertà", si leggeva sulla home page del sito più navigato al mondo. Per il motore di ricerca fondato da Larry Page il Sopa e il Pipa avrebbero anche un'altra controindicazione: rallenterebbero la crescita economica. Ma la battaglia è stata abbracciata da decine di altri siti: da Yahoo! all'Huffington Post, passando per Facebook. Si calcola che il blocco abbia interessato oltre 100 milioni di navigatori. In controtendenza Twitter, i cui responsabili hanno definito lo sciopero "una stupidaggine": "È sciocco oscurare i siti", ha affermato il CEO Dick Costolo, per il quale "è assurdo chiudere un business globale in risposta a una legge nazionale".



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