Scalfari è fuori dal mondo
Di Gianni Pardo
L’articolo di Eugenio Scalfari di domenica si segnala, oltre che per la sesquipedale e ordinaria lunghezza, per un’idea sorprendente. Esso sostiene che negli anni scorsi la stampa ha sottolineato solo le malefatte giudiziarie del centro-sinistra e non ha dato rilievo alle malefatte dei politici di destra. Chi non ci credesse legga queste parole: “È sospetto e sospettabile il rilievo che viene dato dalla stampa cosiddetta indipendente e dal servizio pubblico televisivo solo quando le inchieste riguardano la sinistra riformista e mai quando riguardano i personaggi del centrodestra”. Per esempio, quei quotidiani hanno occultato tutti i processi che riguardano Berlusconi, Previti, Dell’Utri, ecc. Del resto, la stampa non è “indipendente” ma “cosiddetta indipendente”. L’unico giornale che ha fatto informazione corretta, sostiene l’ex-direttore, è “Repubblica”: ma è stato ascoltato solo dai suoi lettori, “che per fortuna sono tanti”. Come diploma auto-conferito non è male.
“Quanto ai giornali e ai giornalisti di centrodestra è inutile cercare qualche loro articolo che metta sotto esame i colori della propria parte. Non sono certo pagati per questo dai loro padroni”. I giornali di centro-destra hanno infatti dei padroni, mentre Repubblica non ha un padrone. Lo stesso Carlo De Benedetti è un amico che ogni tanto va a prendere un caffè con gli amici di Largo Fochetti, dove i giornalisti lavorano gratis. Ecco perché “Repubblica” è l’unico giornale veramente libero.
A proposito di una eventuale riforma della giustizia leggiamo: “Sarebbe auspicabile che l'aggettivo "bipartisan" non venisse confuso con l'incitamento all'opposizione di approvare un manufatto della maggioranza con la sola facoltà di cambiare un paio di virgole e qualche punto esclamativo”. Giusto. Ma come distinguere questo atteggiamento da quello di un’opposizione che volesse dettare alla maggioranza l’intera riforma, senza accettare correzioni nemmeno per le virgole?



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