Il ritorno delle dot com/ Yoox e Ocado pronte alla quotazione: i sopravvissuti della bolla della new economy tornano protagonisti

Giovedì, 25 giugno 2009 - 08:57:00

di Luca Spoldi

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I mercati finanziari restano fragili, nonostante le apparenze, tanto che lo storno di queste ultime sedute, a lungo invocato come “salutare” dopo quattro mesi di continui recuperi, sta già facendo innervosire non poco gli investitori, incerti se approfittare della pausa per entrare nel mercato o liquidare rapidamente le posizioni costituite in qualche caso poche settimane or sono tra molta titubanza.

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Ciò nondimeno, e mentre le borse continuano a cercare una bussola tra previsioni a volte contraddittorie tra loro per quanto riguarda la consistenza e la durata della recessione in corso e della prossima ripresa, la voglia di listino pare riaffacciarsi tra le piccole e medie società europee, in particolare tra quelle più innovative. Sono infatti due dot.com,  l’italiana Yoox e la britannica Ocado, i nomi di cui si torna a parlare come possibili debuttanti agli inizi del prossimo anno.

Entrambe le società sono sopravvissute alla falcidia di operatori di e-commerce seguiti all’esplosione della “bolla” della new economy vissuta a inizio secolo ed ancora non hanno raggiunto l’utile di bilancio, a dimostrazione del fatto che certi entusiasmi erano certamente esagerati e di come la concorrenza sia degli operatori tradizionali sia di altre dot.com si faccia sentire. Ma entrambe hanno fatto parecchia strada dai primi passi e possono ormai vantare numeri di una certa consistenza.

Federico Marchetti
Federico Marchetti (foto Davide Lolli)
Il gruppo italiano, fondato nel 2000 da Federico Marchetti, ha fatturato netto lo scorso anno circa 101milioni di euro (+48% sul 2007), consegnando  1,7 milioni di capi d’abbigliamento in 53 paesi di tre continenti e chiudendo l’anno con un Ebitda positivo per 9,2 milioni di euro (+101%). In vista della possibile Ipo la società alcuni mesi or sono ha già selezionato Goldman Sachs e Mediobanca come joint global coordinator e bookrunner, oltre all’adviser Eidos Partners.

Ancora tutta da valutare la struttura dell’operazione, tramite la quale peraltro è probabile che escano, o quanto meno riducano in modo consistente la propria presenza, i tre fondi di venture capital che attualmente detengono il 25% circa ciascuno(i fondi Kiwi di Elserino Piol, Net Partners e Benchmark Europe). Dovrebbero invece mantenere le proprie quote sia Marchetti, sia i manager e agli investitori privati (tra cui erano presenti anche i Ferragamo).

Ocado è invece un vero e proprio supermercato online (vende attualmente oltre 15 mila articoli, avendo da poco esteso la gamma al comparto non alimentare come giocattoli, riviste e fiori freschi) fondato nel 2002 da un trio di ex banchieri d’affari di Goldman Sachs che tuttora detengono il 22% del capitale della società, mentre tra gli investitori è presente, sia pure con una quota simbolica (l’1%, pagato 5 milioni di sterline lo scorso novembre) il colosso statunitense dei beni di consumo, Procter & Gamble.

Il primo socio di Ocado, impegnato quotidianamente nella sua sfida alle grandi catene distributive tradizionali come Tesco, è il fondo pensione della John Lewis Partnership (azienda cui fa capo il marchio Waitrose, distribuito da Ocado), col 29% del capitale, che giusto lo scorso anno valutò la quota 128 milioni di sterline acquisendola dalla stessa John Lewis Partnership.

Se per Yoox appare azzardato provare a stimare ora come ora una valutazione sia pure di massima del controvalore dell’operazione, nel caso di Ocado alcuni rumors parlano di circa 240 milioni di sterline, sufficienti a quotare oltre il 50% (e dunque rendere contentibile) del capitale di una società che attualmente viene valutata implicitamente attorno ai 440 milioni di sterline.

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