Addio a Diario/ Il direttore Rebotti ad Affari: "Paghiamo la libertà e l'indipendenza"

Mercoledì, 11 novembre 2009 - 19:13:00

di Stefano Fossati

Massimo Rebotti
Massimo Rebotti
Quello del prossimo dicembre sarà l'ultimo numero di Diario: il mensile fondato da Enrico Deaglio e diretto dal 2008 da Massimo Rebotti cesserà le pubblicazioni dopo 13 anni, come ha annunciato l'editore Luca Formenton nel numero di novembre del mensile. "Una scelta legata da un lato alla crisi economica, dall'altro allo stato delle finanze di un editore puro, che non ha alle spalle grandi gruppi e si trova a fronteggiare le difficoltà del mercato", spiega il direttore Rebotti ad Affaritaliani.

Un'altra riprova del fatto che il giornalismo d'inchiesta è morto?
"Penso di no... In realtà i segnali che arrivavano e arrivano dalle edicole, con il varo dell'ultima formula con cadenza mensile e puntata soprattutto sulle inchieste, sono buoni: il punto è che l'edicola non basta più in questa situazione economica. E Diario, già prima che arrivassi io, aveva scelto di non basarsi sulla pubblicità. E' l'altra faccia della medaglia di un editore che garantisce la massima libertà e indipendenza".

Quante copie diffonde oggi Diario?
"La diffusione è attorno alle 30mila copie, per una vendita poco sotto le 10mila copie".

Editoria in crisi/ Chiude Diario dopo 13 anni. L'editore Formenton: "Non ci sono risorse per continuare"
La crisi di Diario può essere in qualche modo accostata a quella dei quotidiani di sinistra, molti dei quali sono da tempo sull'orlo della chiusura?
"Direi di no: Diario è un giornale un po' atipico, che sicuramente si colloca a sinistra, se questo vuol dire ancora qualcosa. Ha una sua tradizione, un suo gruppo di lettori molto fedeli che lo hanno seguito attraverso i vari cambiamenti e restyling che si sono succeduti in questi anni. E la passione dei lettori nei confronti di Diario è anche politica, certo, ma è soprattutto legata ai contenuti, al modo di fare inchieste e approfondimenti 'lunghi', che difficilmente si trovano in giro ultimamente".

E la crisi dei quotidiani di sinistra, invece, a cosa è dovuta secondo te?
"Intanto c'è una crisi generale che tocca i quotidiani: sono convinto che l'informazione su carta sopravviverà sicuramente, ma dovrà ridefinirsi e ricollocarsi in maniera molto meno generalista. Sui media di sinistra c'è un ulteriore problema: il punto, più che fare un giornale di sinistra, è riuscire a fare un prodotto editoriale che sia utile. La semplice chiave politica non è più sufficiente da molto tempo: sicuramente esiste una richiesta di punti di vista che siano alternativi alla 'zuppa quotidiana', ma per vendere i giornali non basta più che questi si limitino a collocarsi in una certa area politica".

E ora che fine farà il gruppo redazionale di Diario? A partire dal direttore...
"Al momento non ne ho la minima idea, la notizia è ancora troppo fresca... Per me è stata ed è una ottima esperienza da tutti i punti di vista, sono contento del risultato che abbiamo ottenuto con uno straordinario gruppo di lavoro di sole otto persone e una rete di collaboratori. Al momento la redazione lavora all'ultimo numero e digerisce questa novità..."

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