Libro/ "Senza rete", così Angelo Guglielmi trasformò la cenerentola Rai Tre in una rete innovativa e coraggiosa

Giovedì, 4 novembre 2010 - 18:00:00

GuglielmiSENZARETE
La copertina del libro
Torna, dopo 15 anni – mentre la Rai è più che mai al centro di polemiche, sfiducie, costrizioni, denunce – "Senza rete" (Collana Lemuri, Tascabili Bompiani, pag. 180, € 9,00) il libro testimonianza di Angelo Guglielmi e Stefano Balassone, con una nuova introduzione di Angelo Guglielmi e una postfazione di Enrico Ghezzi. E’ il racconto dettagliato di un’avventura che inizia nei primi giorni del 1987 nella saletta di un ristorante romano dove Biagio Agnes e Enrico Manca consegnano Rai Tre a Walter Veltroni e all’allora Partito comunista, e che si chiude con la telefonata del 21 ottobre del 1994, nella quale Maurizio Costanzo annuncia a Gugliemi l’interesse di Confalonieri per il gruppo ex-Rai Tre, interesse che si concluse con un  niente di fatto.

"Senza rete" torna, dopo 15 anni, a ricordarci come Gugliemi trasformò la cenerentola del servizio pubblico televisivo in una rete innovativa, cinica e coraggiosa. Sotto la sua direzione nacquero programmi come "Quelli che il calcio", "La TV delle ragazze", "Avanzi", "Samarcanda", "Blob", "Telefono giallo", "Mi manda Lubrano", "Chi l'ha visto?" e "Un giorno in pretura"; lo share della rete passò in pochi anni dal 2% a oltre il 10%.

L’introduzione di Guglielmi mette mirabilmente a fuoco la cornice in cui nacque quella televisione: alla vigilia della caduta del Muro di Berlino, alla fine del dominio democristiano e della Prima Repubblica. Un tempo "febbrile" creò una rete febbrile con la sua "allegria cinica" e il suo "accanimento derisorio". Oggi, conclude inaspettatamente Angelo Gugliemi nella sua prefazione, quella televisione non potrebbe più farla, oggi la televisione deve piuttosto lavorare "a favore della ricostruzione di una base di solidità". Rimane, è naturale, il modello di un giornalismo non servile, libero e creativo.

Angelo Guglielmi, scrittore, critico e dirigente televisivo, è stato tra i fondatori del Gruppo 63 con Umberto Eco e Edoardo Sanguineti. Per anni critico letterario per L’espresso, oggi scrive per La Stampa e l’Unità.
Tra i suoi libri: Avanguardia e sperimentalismo (1964), Vero e falso (1968), La letteratura del risparmio (1973), Critica e teoria, con Renato Barilli (1976), Carta stampata (1978), Trent’anni di intolleranza (mia) (1995). Ha inoltre curato le raccolte Vent’anni d’impazienza: antologia della narrativa italiana dal ’46 ad oggi (1965) e Il piacere della letteratura: prosa italiana dagli anni ’70 a oggi (1981). Nel 1995 esce dalla Rai e si trasferisce all’Istituto Luce come amministratore delegato e presidente. Dal 2005 al 2009 è assessore alla Cultura del Comune di Bologna nella Giunta diretta da Cofferati. Per la tv e la Rai ha scritto alcuni libri insieme a Stefano Balassone, tra cui Rai-TV: l’autarchia impossibile (1983), La brutta addormentata TV e dopo (1993), Senza rete (1995). Per Bompiani ha appena pubblicato il saggio Il romanzo e la realtà (2010).

Stefano Balassone negli anni 1987-1994 ha affiancato Angelo Guglielmi nell’avventura della nuova Rai Tre. Dal 1998 al 2002 è Consigliere di amministrazione della Rai. Dal 2000 è docente di Economia dei media e di Economia e management dello spettacolo all’Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli. È autore di numerosi libri scritti con Angelo Guglielmi e autonomamente di La TV nel mercato globale (2000), Come cavarsela in TV (2001) e Piaceri e poteri della TV (2004).

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