Rai, una poltrona non si nega mai a nessuno

Venerdì, 1 aprile 2011 - 15:51:00

Cambiano i nomi, cambiano i partiti, ma in Rai la musica resta sempre la stessa. Ai tempi del pentapartito esisteva una ferrea ripartizione del potere all'interno dei telegiornali: il Tg1 alla Democrazia Cristiana, partito di maggioranza relativa, il Tg2 al Partito Socialista e il Tg3 all'opposizione del Partito Comunista. Oggi come allora, il controllo sui telegiornali riflette fedelmente i rapporti di potere in Parlamento. E le discusse nomine proposte dal direttore generale Masi nei giorni scorsi non sono altro che lo specchio della politica reale, quella degli accordi sottobanco, delle "pastette" e dei compromessi, per non dire di peggio.

Altro che imposizioni di "fedelissimi" volute da Berlusconi: così, se per una Petruni (Pdl) alla guida del Tg, per la Lega è pronto un Ferraro (prelevato da Sky) alla vicedirezione del Tg1, in cambio della rinuncia a spingere Paragone alla direzione del telegiornale della seconda rete. Per non scontentare nessuno Sangiuliano, vice di Minzolini, diventerebbe direttore vicario del Tg1 come consolazione per il Tg2 al quale, pure lui, aspirava, mentre sempre al Tg1 altre vicedirezioni andrebbero a Fabio Massimo Rocchi, di area Pdl-Udc, Filippo Gaudenzi, Pdl-minzoliniano, Fabrizio Ferragni, vicino al Pd ma anche a Rutelli, e Claudio Fico, in quota Pdl. Una perfetta lottizzazione con "contentino" per l'opposizione, alla quale peraltro resta il saldo controllo del Tg3 e di Rai News 24, per la quale si era ventilato nei mesi scorsi l'arrivo dello stesso Ferraro da Sky, proposta prontamente ritirata non appena Corradino Mineo (per il quale si era prospettato un trasferimento alle tribune politiche o alla sede di Mosca) iniziò a minacciare cause legali. Che la Rai, dopo i casi di Santoro e Ruffini, cerca accuratamente di evitare.

Tutti soddisfatti, dunque. Ma resta un dettaglio: per portare Ferraro in viale Mazzini bisogna ricorrere a un'assunzione esterna che i sindacati, in tempo di austerity e blocco di turnover e retribuzioni, annunciano di essere pronti a contestare con ogni mezzo. Difficile dar loro torto: nei corridoi di Saxa Rubra e delle altre sedi Rai gironzolano inoperosi decine di ex direttori e vicedirettori regolarmente stipendiati ma senza mansioni significative. Fanno eccezione ovviamente i più recenti ex direttori dei tg, per i quali, al momento della sostituzione, scatta pressoché automatica la nomina a corrispondente da New York: da Frajese a Di Bella, pochi sono sfuggiti alla regola. E quei pochi, da Riotta a Mimun, di solito hanno avuto una direzione in un'altra azienda oppure sono stati cacciati con infamia come Gad Lerner. A tutti gli altri, una poltroncina in un angolo non l'ha mai negata nessuno.

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