Rai lottizzata
di Pietro Mancini
E così, alla fine, Michele Sant'oro si è cacciato da solo da "matrigna Rai", anzi «se n'è ghiuto e soli ci ha lassato», come scrisse Palmiro Togliatti quando Elio Vittorini uscì dal Pci, sbattendo la porta.
Ma, qualche giorno dopo aver accettato la buonuscita di 2 milioni e 500mila euro, ecco il contrordine del "Gran Fazioso di Salerno": "Scusa, Garimberti, vorrei rifare 'Annozero', dopo le meritate ferie, con Vauro e Travaglio, nel mio villone di Amalfi".
Ma il Presidente bipartisan - che dagli amati campi di tennis delll'esclusivo circolo romano, Canottieri Aniene, è stato catapultato sulla poltronissima di viale Mazzini grazie al giornalista Paolino Bonaiuti (Pdl) e allo scrittore Dario Franceschini (Pd) - non ci sta a farsi tirare... per la racchetta dal furbone, e ricco, Michele. E neppure, of course, dal cosentino Lucio Presta, manager milionario, con lussuoso e invidiatissimo mega-yacht, anche della Clerici, della Venier e della sua compagna, Paola Perego.
Da parte sua, il nuovo, presunto "tiranno" liberticida, nel mirino di Michele,stavolta, non è l'eterno "Caimano", Berlusconi, ma si chiama Franco Bernabè, presidente esecutivo di Telecom. L' editore de La7, pur concedendo al giornalista e al suo team giustizialista la libertà di continuare a "mascariare" le loro "vittime", ha rivendicato - "vergognosamente", secondo l'anchor-man - il diritto di conoscere, in anticipo, i contenuti delle mitragliate santoriane. Diritto a cui non si si può pretendere che qualsiasi editore rinunci, in casa propria. E la trattativa tra il comparto editoriale di Telecom, presieduto dal giornalista, ex craxiano, Piero Vigorelli, e "Gigi er bullo" - come il critico televisivo di Repubblica, Beniamino Placido, definiva Santoro - è saltata.Co una coda polemica tra Michele("Mentana non si è mai incatenato pro-libertà di informazione !") e l'ex direttore del "Tg5"( Caro collega, sbagli : la libertà è una sola!!).
Contrordine, dunque, per quanti speravano che l'ultima, graffiante parola, in questa ennesima puntata dell'infinita vicenda "Sant'oro"-Rai, fosse stata quella contenuta nel sms, inviato dal più che benestante condutttore campano a Garimberti: "Stop al dialogo con te, Presidente, che cerchi di imitare Ponzio Pilato, senza averne la statura".
Assistendo a questa lite da cortile, abbiamo ripensato, con un pizzico di nostalgia, alla Rai che fu e a personaggi, che la resero un'azienda apprezzata: Andrea Barbato, Ruggero Orlando, Paolo Frajese, Paolo Valenti, Italo Moretti, Ilaria Alpi.
E anche a dirigenti, discussi ma efficienti, come Biagione Agnes, Willy De Luca, Enrico Manca e al compagno Sandrone Curzi. Ai tempi di costoro, i giornali bocciavano la lottizzazione delle reti e delle testate, scrivendo : "Alla Rai hanno assunto 4 giornalisti indicati dalla Dc, 3 dal Psi, 2 dal Pci e uno.... bravo".
Ma anche molti cronisti, imbarcati dai partiti, dimostrarono le loro qualità, come Chicco Mentana, "spinto" dal craxiano Claudio Martelli, e Roberto Morrione, designato dal Pci.
Adesso, invece, ai "lottizzandi", è richiesta, soprattutto e in dosi massicce, l'obbedienza ai capataz dei partiti. Ma, da sola, l'obbedienza può avvelenare, oltre che la politica, anche la prima azienda pubblica di informazione del nostro Paese.



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