Rai/ Berlusconi, messaggio al Cda: via le trasmissioni faziose o non firmo il contratto di servizio
La giornata era iniziata con il messaggio (poi smentito) di Silvio Berlusconi che, prima del vertice del Pdl a palazzo Grazioli, parlando con alcuni presenti il premier era tornato ad attaccare l'informazione di Viale Mazzini: "O cambia oppure non firmo il contratto di servizio...", aveva osservato spiegando di parlare nella veste di ministro dello sviluppo economico.
La frase aveva destato le immancabili polemiche dell'opposizione, poi era arrivata la smentita del portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti: "Le frasi attribuite al presidente Silvio Berlusconi in merito al contratto di servizio della Rai - dice - non sono mai state pronunciate. L'ipotesi in discussione era quella di legare la riscossione del canone alle bollette della luce".
Ciò che più importa, però, è che il Cda Rai ha deliberato il reintegro di Paolo Ruffini alla direzione di Rai 3, in osservanza del dispositivo del giudice del lavoro del tribunale di Roma. Un reintegro solo temporaneo, almeno per ora, "al mero fine di ottemperare -si legge in un comunicato aziendale - all'ordinanza del Tribunale di Roma, sez. Lavoro, con ogni più ampia riserva all'esito della decisione del reclamo già proposto avverso la medesima ordinanza e in discussione all'udienza già fissata per il prossimo 16 luglio".
C'era un principio da ristabilire, ma prima ancora "non si poteva fare finta di nulla continuando a fare poco o niente", commenta Paolo Ruffini; "C'era una decisione della magistratura, un ordine che la Rai non poteva non rispettare, emesso per impedire la prosecuzione di un atto che il giudice ha definito illecito e discriminatorio". Per Ruffini, "nessuno dovrebbe essere costretto a ricorrere alla magistratura per vedere ristabilito il confine tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. Spesso anzi, per mille ragioni, ci si rassegna a non farlo. E ci si abitua a perdere il senso profondo della legalità, che ogni cittadino dovrebbe avere nella sua coscienza indipendentemente dalle sanzioni giuridiche. E così facendo, ogni giorno, contribuiamo tutti a costruire un Paese meno giusto, meno bello, sempre più cupo nel suo cinismo. Ma se si ha rispetto di sé e degli altri, la scelta è invece obbligata. E' una questione di dignità. Ed è qualcosa che va al di là delle singole persone. Perché appartiene, apparterrebbe, a tutti".
E aggiunge: "Fosse stato solo per me, forse sarebbe stato più comodo, più facile, più conveniente intascare lo stipendio e fare finta di nulla continuando a fare poco o niente. Ma non ne sono stato capace. Mi sembrava che non fosse giusto. Ringrazio con tutto il cuore i miei avvocati Domenico e Giovanni D'Amati, che hanno saputo difendere oltre che me un principio. Il reintegro, sia pure con riserva, è un primo passo. Aspetteremo il giudice del reclamo. Intanto mi ha fatto piacere che sia stato deliberato all'unanimità. Così come sono contento che non esista e che non sia mai esistito un problema fra me e Antonio Di Bella. La questione era ed è un'altra. Era ed è sotto gli occhi di tutti, e non riguarda solo questa vicenda". Il direttore di rete si sofferma quindi sul presidente del Consiglio, "che stando alle agenzie di stampa continua a considerare faziosa e non in linea con il servizio pubblico ogni opinione critica, continua a porre un problema per la libertà di stampa in questo Paese. Ed è un problema che riguarda anche la Rai. A me hanno insegnato che ciò che distingue i Paesi liberali da quelli che non lo sono è semmai la tutela della libertà di opinione e quindi anche del dissenso, non l'obbligo del consenso. Questa è del resto la ragione di vita del servizio pubblico. Questo è ciò che lo distingue da un organo di obbedienza governativa. Per questo, per quella che è la mia parte, continuerò a difendere la possibilità di fare una televisione libera in questo Paese segnato da troppi conflitti di interesse". E Ruffini annuncia che lo farà a cominciare dai palinsesti di Rai 3, "rete alla cui direzione oggi sono stato, sia pure con riserva, reintegrato".
E Antonio Di Bella? Il direttore nominato nell'autunno scorso dal Cda al posto di Ruffini è stato, sempre "temporaneamente", assegnato alle dirette dipendenze del direttore generale dell'azienda di viale Mazzini, Mauro Masi. Questi, a sua volta, assume l'interim della direzione di Rai Educazione e Rai Premium, già affidati dal Cda a Paolo Ruffini il 27 aprile scorso. In questa maniera, almeno per ora si toglie Rai 3 dalla situazione di "imbarazzo" di avere due direttori in carica, e per giunta proprio in dirittura d'arrivo dei palinsesti autunnali, su cui il direttore di rete ha diritto di parola.
Intanto è slittata di 48 ore la decisione del Cda della Rai sui nuovi palinsesti. Il Cda di viale Mazzini tornerà a riunirsi giovedì per la presa d'atto dei palinsesti delle reti, e tra i programmi ipotizzati ci sono anche le quattro puntate speciali previste da Rai 3 con protagonista Roberto Saviano, inserito nella trasmissione "Che tempo che fa". Il direttore di Rai 3 Antonio Di Bella ha sostenuto nei giorni scorsi che dimezzare il numero di puntate non sarebbe stata una soluzione che lui avrebbe avallato né accettato. Resta da vedere però cosa deciderà in merito Paolo Ruffini dopo il reintegro al vertice di Rai 3.
In ogni caso, in fatto di palinsesti i tempi stringono per la Rai, vista la scadenza costituita dalla presentazione della stessa programmazione autunnale agli investitori pubblicitari attraverso la convention della Sipra, la concessionaria Rai per la pubblicità, in agenda il 15 giugno.



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