Rai/ Via libera dal Cdm all'emendamento che taglia gli stipendi ai dirigenti di viale Mazzini. Il testo integrale

Venerdì, 11 giugno 2010 - 09:30:00

Stipendi Rai/ A Cappon 600mila euro per non lavorare, a Bruno Vespa 1,2 milioni. Ecco i "paperoni" di Viale Mazzini
Ha avuto il via libera del Consiglio dei Ministri l'emendamento, firmato da Roberto Calderoli e Umberto Bossi, con cui il governo ha deciso di tagliare gli stipendi di collaboratori e dipendenti Rai e di modificare il provvedimento 177 del 2005, ovvero il testo unico dei servizi media radio-televisivi.

Per i dirigenti che percepiscono un compenso che va dai 90mila ai 150mila euro il taglio è del 5%, sopra quella cifra il taglio raggiunge il 10%. Al momento della votazione sull'emendamento sia il premier Silvio Berlusconi che Gianni Letta sono usciti dalla sala del governo.

Una decisione in due distinte disposizioni "a tempo" fino al 31 dicembre 2013. Per le collaborazioni esterne la norma vale per quelle che saranno stipulate a partire dal 2011. Così per il personale interno Rai, si stabilisce il divieto per la società concessionaria di sostenere una spesa complessiva annuale che ecceda il 25 per cento dei costi operativi complessivi annuali. Mentre per le collaborazioni esterne, l'ammontare complessivo della spesa relativa al personale non dipendente, a decorrere dal 1° gennaio del 2011, deve essere ridotto di almeno il 20 per cento rispetto all'ammontare medio della stessa spesa risultante dai bilanci degli esercizi finanziari 2007, 2008 e 2009.

Fatti due conti, il provvedimento rappresenta una vera e propria mazzata per le tasche dei dipendenti Rai. I costi operativi di Viale Mazzini, a quanto risulta ad Affaritaliani.it, ammontano a due miliardi e 650 milioni l'anno, di cui 830 milioni relativi al personale: una quota del 32%. Per rientrare nel tetto del 25% previsto dalla nuova norma è necessario quindi un taglio del 7% delle spese per gli stipendi, che non devono superare il limite dei 660 milioni complessivi. Una riduzione di 170 milioni, che spalmata sui circa 11mila dipendenti significa una decurtazione delle retribuzioni fra il 18 e il 20%. A meno di non prevedere ulteriori tagli al personale.

Non a caso il Cda di viale Mazzini, contestando l'emendamento Calderoli-Bossi, parla di "pesanti riflessi sui livelli occupazionali": "La Rai - si legge in un comunicato del Cda - non ci sta alla norma - introdotta oggi dal Consiglio dei ministri in Finanziaria attraverso un emendamento a firma del ministro Calderoli - con cui gli stipendi dei lavoratori non dipendenti che prestano servizio in Rai saranno ridotti almeno del 20 per cento rispetto alla media dei bilanci del triennio 2007/2008/2009".

Nella nota si giudica "grave la decisione di introdurre nella Finanziaria una norma che limita l'autonomia di impresa" dell'azienda di viale Mazzini. Si fa rilevare che nel momento in cui l'azienda ha già avviato l'attuazione del piano industriale 2010-2012 per il raggiungimento del pareggio e sul quale è in corso il confronto con le organizzazioni sindacali, "il CdA considera profondamente negativa la norma con la quale si impongono tagli generalizzati sul costo del personale che non potranno non avere anche pesanti riflessi sui livelli occupazionali". Il Consiglio di amministrazione infine "sottolinea con preoccupazione che la nuova normativa incide anche sulla sua competitività determinando tetti sui contratti esterni (artisti, autori, ecc). Questo in contrasto con le regole del mercato e della concorrenza, e con il mantenimento del valore dell'azienda".

Dai piani alti di viale Mazzini, poi, si sollevano forti dubbi sulla stessa legittimità del provvedimento, in quanto - fa notare un dirigente contattato da Affari - la Rai, società per azioni, non rientra nella disciplina del pubblico impiego, i cui stipendi sono regolati da provvedimenti del governo. Inoltre - si chiede - perché altre società per azioni di proprietà pubblica che pure presentano forti perdite, come Poste Italiane o Ferrovie dello Stato, non vengono toccate dal provvedimento e ci si concentra solo sugli stipendi della Rai?

E infatti l'Associazione dei dirigenti Rai si dice "sbigottita" di fronte alla decisione del Consiglio dei ministri. "Il provvedimento - peraltro chiaramente illegittimo - è di un pressapochismo e una demagogia non degna neppure della più screditata delle classi politiche e di governo. Se il Paese è in crisi - si legge in una nota - i dirigenti della Rai sono disponibili al sacrificio, anche nella misura severa prevista dall'obbrobrioso provvedimento del Governo, ma ad alcune condizioni di semplice buon senso ed elementare equita' sociale: che si tratti di un prelievo fiscale che va nelle casse dell'erario e non di quelle dell'azienda, che potrebbe anche finire per pagare, con le risorse derivanti dal provvedimento, gli innumerevoli consulenti, artisti, vallette, società che i medesimi politici che oggi ci tagliano le retribuzioni, tentano quotidianamente di inserire nei nostri programmi; si tratti di un prelievo che riguardi tutti i redditi superiori ai 90 mila euro, di tutte le aziende, pubbliche e private. In questo modo si tratterà di un sacrificio, pesante, ma accettabile ed equamente distribuito, seppure chi si copre d'oro senza pagare le tasse continui a godere del lavoro di chi gia' oggi, tra tasse e contributi, lascia sul terreno oltre il 50% del proprio reddito. Altrimenti - conclude la nota -, si tratterà solo di un gesto di profonda iniquità, odioso, demagogico e privo di qualsivoglia riscontro economico significativo, rispetto al quale l'Associazione si riserva di agire in tutte le possibili sedi".

Difende il provvedimento Davide Caparini (Lega Nord), segretario di presidenza in commissione Vigilanza Rai, la tv pubblica "è un’azienda speciale, che basa oltre la metà delle sue entrate sul canone finanziato dai cittadini. Non mi è mai capitato di sentire uno dei tanti direttori generali lamentarsi del Governo quando sono stati nominati dal Ministero dell'economia né uno dei vari Presidenti del consiglio d’amministrazione quando c’è stata la loro ratifica politica. Non si può essere pubblico quando fa comodo ed invocare l’autonomia d’impresa quando ci sono decisioni difficili e dolorose da prendere".

Di seguito il testo integrale dell'emendamento approvato dal Cdm:

Art. ……
(Misure di razionalizzazione della spesa per il personale della società concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo)


1. All’articolo 45, comma 1, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, recante “Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici”, è aggiunto, in fine, il seguente comma:


“1-bis. In considerazione dell’eccezionalità della situazione economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, a decorrere dal 1° gennaio 2011 e con efficacia fino al 31 dicembre 2013, l’ammontare complessivo annuale della spesa per i trattamenti economici complessivi corrisposti ai lavoratori non dipendenti che prestano servizio presso la società concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo non può eccedere l’80 per cento dell’ammontare della predetta spesa risultante dalla media dei bilanci degli esercizi finanziari 2007, 2008 e 2009.”.

2. All’articolo 49, comma 12, lettera f), del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, recante “Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici”, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “, in modo che il relativo costo complessivo annuale non ecceda il 25 per cento dei costi operativi complessivi annuali della società. La limitazione di cui alla presente lettera ha effetto fino alla data del 31 dicembre 2013”.

 


Le disposizioni prevedono due misure di contenimento della spesa relativa al personale della RAI, riferite ad un periodo limitato, che si concluderà il 31 dicembre 2013. Contribuisce così a fornire una risposta efficace alla situazione economica internazionale e alle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, che richiedono un’equa distribuzione dei sacrifici necessari.
In particolare, in primo luogo viene la previsione per cui l’ammontare complessivo della spesa relativa al personale non dipendente, a decorrere dal 1° gennaio del 2011, sia ridotto di almeno il 20 per cento rispetto all’ammontare medio della stessa spesa risultante dai bilanci degli esercizi finanziari 2007, 2008 e 2009.
Distinto ma complementare è poi il divieto per la società concessionaria di sostenere una spesa complessiva annuale per il personale che ecceda il 25 per cento dei costi operativi complessivi annuali nei rispettivi esercizi finanziari.

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