Rai, lettera aperta dei sindacati a Zavoli sullo sciopero del 10 dicembre
In una lettera unitaria a Sergio Zavoli, Presidente della Commissione di vigilanza Rai, le segreterie nazionali di SLC-CGIL, UILCOM-UIL, UGL-Telecomunicazioni, SNATER, LIBERSIND-Conf.Sal hanno chiesto audizione in Commissione ed hanno sottolineato la centralità della situazione economica, gestionale, organizzativa, tecnica in Rai, tema dello sciopero del 10 dicembre prossimo. 
Sergio Zavoli
“È in corso – segnalano i sindacati - un processo di disinformazione che tende a nascondere la reale portata delle operazioni già effettuate in Rai negli ultimi mesi. Si è infatti già provveduto alla riduzione di provvedimenti gestionali e incentivazioni, alla compressione del budget delle reti per l’acquisto di prodotti televisivi, a tagli su investimenti per l’innovazione tecnologica, a tagli attraverso la revisione gestionale del lavoro, che hanno inciso pesantemente sui lavoratori e sulla capacità produttiva e ideativa dell’azienda.”
Tra le situazioni da sanare in particolare i sindacati indicano che “il blocco del turn-over, pratica che purtroppo in Rai si utilizza da anni, non ha fatto altro che produrre la perdita di professionalità, ruoli e competenze. L’uscita dei vecchi professionisti, molte volte anticipatamente perché incentivati, senza il ricambio adeguato ha dato vita al progressivo svuotamento di capacità produttive e ideative. Tale comportamento sta regalando la realizzazione delle produzioni pregiate all’esterno, appaltate quasi esclusivamente alle grandi società di produzione, (come: Endemol, Magnolia, Ballandi, etc.) e distorcendo, oltretutto, anche la missione di incentivazione di produzioni indipendenti e/o culturali prevista dal Contratto di Servizio e dalla legge.”
“Si può senz’altro migliorare l’organizzazione del lavoro, si possono trovare elementi di risparmio anche sul suo costo, ma questo non modifica la verità, cioè che il lavoro interno, in Rai come in molti altri luoghi, costa nettamente meno degli appalti o delle gestioni esterne che sono quasi sempre figlie di scambi e di interessi specifici.”
Invece, ricordano le segreterie nazionali, “il CdA unanimemente, ha ribadito l’esigenza di procedere nell’applicazione del Piano Industriale: tagli, esternalizzazioni, blocco dei salari, cessioni di asset strategici; in sintesi quasi l’intero valore dello sbilanciamento economico, prudenzialmente calcolabile in 100 milioni di euro in 2 anni, in questo modo pesa sulle spalle dei lavoratori della Rai.” E ancora: “Siamo disponibili, responsabilmente, a fare la nostra parte, solo però definendo da subito il ritiro di processi di riduzione del perimetro produttivo e aziendale e concludendo, formalmente, un patto tra tutti i soggetti aziendali (vertice, dirigenti, giornalisti, operai, impiegati e quadri) per salvare la Rai dalla crisi economica e dal declino.”
Bisogna evitare anche però, “di chiudere trasmissioni che portano denaro alle casse della Rai o di regalare conduzioni e/o appalti per trasmissioni discutibili sia dal punto di vista qualitativo che economico.” I sindacati ricordano al Presidente Zavoli anche l’abnegazione dei lavoratori Rai, tra cui i 600 dipendenti di RaiWay che “con le loro forze, le loro capacità e il loro lavoro sono riusciti a riconvertire la più grande rete trasmittente del paese da analogica a digitale terrestre, riducendo, grazie al loro impegno, i costi esterni (ridotti di circa 10 milioni nel 2009).” A fronte di tutto ciò, invece, il CdA “ipotizza per quel “settore strategico” una valorizzazione che in realtà non è altro che la cessione ad un operatore esterno”. Ad oggi, la Rai acquista dalla controllata RaiWay un servizio per 260 milioni di euro l’anno.
“Se l’informazione – auspicano i sindacati - si impegnasse a raccontare questa Rai, tra cui i 3000 precari, molti dei quali da 20 anni in azienda, i cittadini, i contribuenti e gli utenti non avrebbero questa visione adulterata del lavoro in Rai e saprebbero distinguere le negatività dalle positività del Servizio Pubblico. Forse, Direttore Generale e Consiglieri di Amministrazione, prima di elaborare ricette ed esprimere giudizi, dovrebbero recarsi nei centri di produzione e nelle sedi regionali e vedere con quale abnegazione si lavora in Rai.”



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