La Rai, gli intrighi, la politica... Tutta la verità di Monica Setta (compreso l'invito "pericoloso" a Ingroia e la telefonata di Liofredi...)

Nessuno viene risparmiato: da Santoro alla Ventura, passando per Masi, fino alla Lei. Senza dimenticare politici come Bersani, Renzi e Bossi. Su Affaritaliani.it in anteprima il libro della conduttrice Monica Setta, "Senza bavaglio - La Rai di oggi fra intrighi e politica", in uscita per Editori Riuniti. Un testo destinato a far discutere, ricco di rivelazioni inedite... In anteprima su Affari il capitolo "Quell’invito pericoloso ad Antonio Ingroia", con la telefonata in diretta di Liofredi... IN ANTEPRIMA SU AFFARI ANCHE IL CAPITOLO "CHI COMANDA DAVVERO IN RAI"

Martedì, 6 dicembre 2011 - 11:48:11

Come Berlusconi ha resistito agli scandali sessuali, alle inchieste giudiziarie e alle pressioni dell’opposizione? Quali intrighi politici stanno dietro le vicende di viale Mazzini? E perché il Cavaliere potrebbe ancora vincere le elezioni? Sono solo alcuni degli interrogativi cui risponde il libro di Monica Setta, "Senza Bavaglio", La Rai di oggi fra intrighi e politica.

 

La giornalista-conduttrice, per la prima volta senza bavaglio, racconta tutta la verità sulle indagini che coinvolgono il premier, su chi comanda davvero in tivù, sulle vere cause delle assegnazioni e delle cancellazioni dei più noti programmi televisivi. Un libro che dà voce ai sussurri che animano “le quinte” della televisione italiana e dei salotti “bene”, dove tutto si decide e nulla nasce al caso, scritto da una protagonista assoluta del giornalismo italiano. Una sorta di racconto in cui non viene risparmiato nessuno: da Michele Santoro a Simona Ventura, da Mauro Masi a Lorenza Lei a Serena Dandini, passando per leader politici come Pierluigi Bersani, Matteo Renzi e Umberto Bossi.

 
MonicaSetta

L'autrice -  Monica Setta, laureata in filosofia e giornalista professionista dal 1989, ha lavorato a Il Giorno e Milano Finanza. Poi è stata caposervizio per il quotidiano La Voce diretto da Indro Montanelli. Dal 1996 è entrata a Rcs diventando caporedattore, dapprima per il magazine Capital e poi, dal 2001, per il magazine abbinato al Corriere della sera: Io donna. Nel 2004 è entrata in Rusconi Hachette, dove è stata inviato a Gente fino al 2007, prima di passare a Psychologies come caporedattore. Vince numerosi premi tra cui Mediawatch come miglior conduttrice tivù con Sandro Piccinini e Milena Gabanelli, il premio Sulmona per il giornalismo e il premio Margutta per la sezione tivù. Negli ultimi due anni ha condotto per Rai 2 il programma quotidiano di politica Il fatto del giorno, la seconda serata Peccati. I sette vizi capitali e il prime time prodotto da Endemol Solo per amore. Ha già pubblicato Berlusconi sul sofà (Pironti, 1994), Cuore di manager (Sperling & Kupfer, 2002), I poteri forti (Sperling & Kupfer, 2003), Flavia e le altre (Marsilio, 2006) e L’ho sposato per amore (Sperling & Kupfer, 2007).

 

IN ANTEPRIMA SU AFFARITALIANI.IT IL CAPITOLO  "Quell’invito pericoloso ad Antonio Ingroia", con la telefonata in diretta di Liofredi...

(...) È il 4 dicembre 2009 la data da segnare in rosso nell’agenda de Il fatto del giorno. Sono i giorni caldi del processo Spatuzza, incombe il tema delle intercettazioni e io costruisco una puntata sicuramente sincera (ecco il perché dei 2 milioni e rotti di spettatori), ma poco “politica”. Nello studio rosso di via Teulada ci sono il portavoce del Pdl Daniele Capezzone (ospite praticamente fisso del programma, con gran mal di pancia degli altri parlamentari berlusconiani), Francesco Storace, il condirettore del Giornale Alessandro Sallusti (anch’egli presenza quotidiana), il Pd Giorgio Merlo e il giudice Ingroia. Il televoto è ficcante: «Sono tutti scemi gli italiani che votano Berlusconi?», chiediamo agli spettatori. In pochi minuti arrivano oltre 20 mila telefonate: la curatrice del programma, Lucia De Marchi, che è il nostro “notaio”, fa la spola dalla regia allo studio, agitata ma entusiasta. «Faremo un puntatone!», dice all’autore. Effettivamente la nostra “punizione” parte tutta da qui, da questa meravigliosa “puntatona” che qualche giorno dopo ci priverà addirittura, con decisione del Cda Rai, dello strumento del televoto. La discussione è tutto sommato pacata. Ingroia è ancor più gentile rispetto a quanto si dice di lui e a quello che scrive (o fa); dialoga con Capezzone, che più volte tenta l’assalto al «giudice che va in tivù a parlare perché fa politica». Ma l’episodio più interessante non è stato mai rivelato. Lo faccio ora per la prima volta, in queste pagine: Liofredi, la De Marchi e Tortora sono, con la loro coscienza, testimoni di quanto abbia evitato, in passato, che la memoria di questo fatto potesse essere strumentalizzata dalla politica. Dunque, torniamo a quel pomeriggio: sono passate da poco le 14.20 quando, mentre va in onda un servizio, Lucia mi corre incontro, portandomi il cellulare. «È il direttore, urgentissimo!», mi dice. Ora, come sanno tutti quelli che masticano un po’ di tivù, non è uso parlare con il conduttore quando è in corso una diretta. Sicuramente la cosa mi turba e mi chiedo immediatamente se a Liofredi sia successo qualcosa di grave sul piano della salute. Al telefono, invece, il direttore ha una voce rotta dall’emotività: «Monica, sono stato chiamato qui d’urgenza dal direttore generale...». La linea è disturbata, riesco a sentire poco, ma avverto immediatamente il magistrato di quanto sta succedendo. Liofredi non ha un tono minaccioso, né lagnoso: è però preoccupatissimo, perché è stato convocato d’urgenza da Masi. E a questo punto, è chiaro anche a me, a causa della presenza di Ingroia a Il fatto del giorno. Non riesce a dirmi altro, il direttore, perché dopo qualche minuto si torna in diretta e sono io a riprendere in mano la conduzione. Parlano sia Capezzone che il magistrato, leggo qualche notizia d’agenzia che mi porta come di consueto l’autore e annuncio, cosa già prevista, che qualche giorno dopo avremo ospite in collegamento da Palermo Marcello Dell’Utri. Fine della puntata, inizio dello psicodramma in Rai. Raggiungo subito il direttore, che non mi vuole raccontare i dettagli del suo incontro con Masi, ma mi chiede prudenza e cautela, perché i consiglieri, sia a destra che a sinistra, sono contro di me. «Conduzione scandalistica», dicono. Lo mettono anche nero su bianco in un verbale del Cda, pochi giorni dopo, quando voteranno l’azzeramento del televoto per tutte le trasmissioni d’attualità. Niente docu-fiction anche per Santoro (che si ribella), mentre io, fedele alla mia linea che punta a dribblare le strumentalizzazioni di qualsiasi parte, accetto il diktat dell’Azienda. A scatenarsi, invece, sono i politici i quali, in primis Antonio Di Pietro, fiutano il pericolo di una chiusura de Il fatto del giorno e si schierano a sostegno del programma. Scendono in campo anche i big della sinistra, da Rosy Bindi in poi, i consiglieri della vigilanza Rai, ma anche una parte del Pdl: «Il fatto del giorno non si tocca», fanno capire i politici. E la Rai? Si adegua, perché è il riflesso del Palazzo e restituisce l’equilibrio esatto dei rapporti di forza esistenti in quel momento nelle stanze della politica. Sempre, ieri come oggi, esattamente come sarà domani, se qualcosa non cambierà nella governance. Così, nel dicembre caldo del dopo-Ingroia, mentre la Pd Pinotti si chiede se io non sia stata punita per avere invitato il giudice siciliano in tivù, il Cda di viale Mazzini rinuncia a tagliarmi la testa, perché il fronte dell’opposizione è compatto in mia difesa. Questo, ovviamente, sul piano della facciata. Dietro le quinte cominciano le grandi manovre, ma io non ne sono al corrente, perché, per fortuna o per sfortuna, lo share della trasmissione decolla oltre i 2 milioni 400 mila spettatori: tutti, più o meno, sono costretti a parlare di un «grande successo». Il 14 dicembre, il post aggressione al Cavaliere, colpito dalla statuetta in piazza Duomo a Milano, segna il nostro record di ascolti, ma forse anche l’epilogo della mia storia con Il fatto del giorno. Fino a quel giorno, infatti, ho sentito solo nominare Bisignani, ma ne ignoro l’identità e le competenze. Il giorno dopo, Liofredi mi dice che abbiamo ricevuto un invito a cena: il direttore è molto incerto, non vorrebbe andare, ma Daniela Santanchè, l’organizzatrice del rendez-vous, garbatamente insistite. La sera del 15 dicembre 2009, nel salotto romano di via del Babuino, io e Liofredi siamo accolti da Daniela: dietro di lei, ecco apparire un signore dall’aria simpatica, di statura non eccessiva, molto affabile: «Piacere, sono Luigi Bisignani». (...)

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