Libro/ Viaggio fra i vizi capitali della pubblicità nel nuovo libro di Paolina Testa e Federico Unnia
Un percorso ideale a più voci nel mondo del "peccato pubblicitario", inteso come condotta che viola le regole vigenti in materia di comunicazione commerciale. E proprio in un periodo storico in cui la pubblicità è accusata di essere responsabile di molte derive culturali e di costume. Ecco "Pubblicità: i vizi capitali", nuovo libro di Paolina Testa, avvocato, e Federico Unnia, consulente in comunicazione, appena pubblicato da Giuffré per la collana Diritto e Rovescio (euro 17). 
La copertina del libro
Il testo percorre, con l’aiuto di sette autori - tra i più importanti giuristi, giudici (Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust, Raffaella Lanzillo, consigliere di Corte di cassazione e Giorgio Floridia, presidente Iap), avvocati (Maurizio Fusi, Paolo Cendon, Giovanni Iudica, Luigi Carlo Ubertazzi) - un viaggio ideale nell’universo dei vizi capitali della pubblicità, liberamente interpretati alla luce delle proprie esperienze con il mondo della comunicazione. Un percorso che partendo dall’analisi sul significato morale e iconografico dei sette vizi capitali nel Medioevo, curata da Carla Casagrande (docente di Storia delle dottrine morali all’Università di Pavia), affronta anche il delicato quesito di quali siano i vizi e i peccati oggi di tv e pubblicità. Proprio quest'ultimo punto è stato approfondito attraverso una lunga intervista con Aldo Grasso, da sempre attento studioso di tv e media.
“Fino a oggi la pubblicità e le sue regole sono state affrontate e studiate in un’ottica prettamente normativa", spiegano gli autori; "Ci è parso interessante e culturalmente stimolante studiare e far leggere i classici vizi ed illeciti pubblicitari secondo uno schema fortunato qual è stato per alcuni secoli quello dei sette vizi capitali”.
Ma guardando al futuro, quali sono i vizi capitali del terzo millennio? “Una maggiore attenzione alle sfera individuale ed esistenziale, tutele diffuse per interessi sempre più rilevanti, salvaguardia della sfera soggettiva”.



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