Quarant'anni di "Pong"/ Nasceva nel 1972 il padre di tutti i videogiochi

Venerdì, 6 gennaio 2012 - 18:11:59
Pong

Uno schermo nero diviso a metà da una striscia bianca. Ai due estremi due quadratini bianchi, i "tennisti", impegnati a rilanciare da una parte all'altra del campo una pallina che acquista sempre più velocità con il passare dei secondi. È "Pong", il papà di tutti i videogiochi, nato 40 anni fa, nel 1972, dalla creatività di un giovane ingegnere americano, Nolan Bushnell. Di fronte ai sofisticatissimi videogiochi di oggi, con effetti speciali, tridimensionali, dalla grafica perfetta e iper realistici, "Pong" fa davvero tenerezza nella sua primitività tecnologica. Ma è per merito di questo semplicissimo giochino che i videogame hanno gradualmente accelerato, scalando i gradini di un successo commerciale che sembra inarrestabile, agevolati dal costante (e veloce) perfezionamento di hardware e software.

In realtà, il tennis in bianco e nero di Bushnell è uno spartiacque tra il passato e il futuro dei videogiochi. Perchè molti anni prima, nel 1947, cominciava già a farsi strada l'idea di un gioco "da schermo". A perfezionare l'intuizione, due ingegneri americani, Thomas Goldsmith e Estle Ray Mann che, ispirandosi agli schermi radar usati nella seconda Guerra mondiale, crearono, utilizzando un tubo catodico, un gioco in cui un missile doveva colpire il bersaglio. Realizzarlo e metterlo in commercio, però, costava troppo. E così il primo videogioco della storia restò allo stadio di prototipo.

Nel 1952 fa la sua comparsa un altro antenato dei videogame, "Oxo". Sviluppato all'Università di Cambridge, era in pratica una versione grafica del gioco del tris. Anche in questo caso viene utilizzato un tubo catodico come schermo. Sei anni dopo William Higinbotham crea "Tennis for two" per intrattenere i visitatori del laboratorio di ricerca nucleare di New York, il Brookhaven National Laboratory. A differenza di "Pong", il gioco ideato da Higinbotham, visualizzato su di un oscilloscopio, mostrava un campo da tennis visto lateralmente e poteva essere giocato da due persone con una manopola per regolare la traiettoria del colpo e un pulsante per lanciare la pallina. Il servizio, per essere buono, doveva superare la rete, come nel tennis vero, e la traiettoria era influenzata da un algoritmo che simulava la forza di gravità. "Tennis for two" rimase in mostra al Brookhaven National Laboratory per due anni, fino al 1959.

Agli inizi degli anni Sessanta ancora un passo avanti nel cammino dei videogame: un gruppo di studenti del Mit, fra i quali Steve Russel, programma un gioco ribattezzato "Spacewar" sul nuovo computer Dec Pdp-1, da 120mila dollari.
Il contesto spaziale avrebbe in seguito avuto un ruolo da protagonista nei videogame, ma in quell'occasione per la prima volta due astronavi si davano battaglia nel cosmo a colpi di missili, tra meteoriti, detriti spaziali ed altri elementi di disturbo che ostacolavano le manovre delle due astronavi.

Il primo a concepire l'idea di videogiocare, nel senso che oggi noi conosciamo, con i normali schermi tv da salotto, è Ralph Baer, uno dei primi ingegneri televisivi al mondo che lavorava alla Sanders and Associates, società che sviluppava sistemi radar aerei e sottomarini. Nel 1966 Baer crea un semplice videogioco, "Chase", che poteva essere visualizzato su una televisione. Nel 1968 arriva un prototipo di quello che oggi definiremmo una console, il "Brown Box". Il sistema, poi evolutosi in "Magnavox Odyssey" consentiva vari giochi, inclusa una semplice simulazione di tennis e di tiro al bersaglio. Nel 1971, alla Stanford University viene messo in funzione "Galaxy Game", un videogioco basato su "Spacewar". Esemplare unico, veniva attivato inserendo una monetina. Pochi mesi dopo arriva la versione definitiva di "Spacewar", ribattezzata "Computer Space". Ne vengono prodotti 1.500 esemplari, ma il successo non arriva: il gioco è troppo complicato e non fa presa sul grande pubblico.

Ad avere un successo enorme, invece, è proprio "Pong". È il 1972 e da lì parte l'avventura dell'Atari, la società creata da Bushnell, l'inventore di Pong. L'età dell'oro dei videogiochi Arcade era iniziata. E sarà un susseguirsi di giochi da Oscar come "Space Invaders", i "marzianini" che scendono dal cosmo per conquistare la Terra, o come "Pac Man", la faccina inseguita dai fantasmini nei meandri di un labirinto. Giochi semplici, senza effetti speciali nè meraviglie della tecnologia come quelli di oggi. Ma che hanno fatto la storia dei videogame ed hanno fatto da battistrada ad un business che non conosce flessioni e che oggi si basa sulle console e tanto software.



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