Editoria/ Playboy torna in Italia. L'editore Alessandro Ferri ad Affaritaliani: "Poco sesso, faremo giornalismo. Puntiamo ai numeri di Max e GQ"
di Antonio Prudenzano
Da venerdì 5 dicembre, dopo tre lustri, torna in Italia il mensile Playboy, grazie all’idea della casa editrice Play Media Company. Affaritaliani ne ha parlato con l’editore Alessandro Ferri, a pochi giorni dall’atteso sbarco in edicola.
Ferri, come e quando è nata l’idea di far rinascere nel nostro paese Playboy? 
La copertina del primo numero del nuovo Playboy Italia:
la cover girl è l'attrice Caterina Murino
“La mia casa editrice già da due anni aveva voglia di espandersi aprendosi al life style, per non restare esclusivamente una casa editrice specializzata in videogame e informatica. Playboy, tra i primi cinque marchi al mondo, per noi ha rappresentato un prodotto più che appetibile. A ciò si è aggiunta la grande voglia degli americani di tornare in Italia (Playboy ha già 25 edizioni nel mondo), anche perché gli investitori nella moda chiedevano all’editore Usa di poter lavorare anche nel nostro paese. Il sostegno dell’editore americano per noi è davvero molto importante”.
Non vi sembra un azzardo portare un nuovo prodotto in edicola, per altro assai “particolare”, in questi tempi di crisi per i media cartacei a pagamento (e non solo)? 
L'interno della copertina del primo numero di Playboy Italia
“E’ vero, non è un buon momento in generale, ma ciò non significa che ci si deve fermare. Riguardo alla nuova edizione italiana di Playboy, c’è da dire che la pubblicità ha risposto subito benissimo. Nel primo numero avremo ben 60 pagine di pubblicità, un grande risultato, più che promettente per il futuro”.
Come sarà Playboy? 
Immagini da Playboy Usa
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“Il nostro obiettivo è andare oltre il pregiudizio che c’è, inevitabilmente, verso il nostro prodotto. Come ho appena detto, a livello pubblicitario questo pregiudizio è stato ampiamente superato. A livello editoriale, ci riusciremo presto: puntiamo a trattare l’attualità e il costume con stile provocatorio e, se possibile, anche divertente. Playboy in Italia c’è già stato con la Rizzoli negli anni Ottanta. Faceva giornalismo in modo innovativo, e ci scrivevano grandissime firme: il prodotto all’epoca andò benissimo. Noi puntiamo a fare ancora meglio di allora. E certamente non intendiamo riproporre il mensile softcore che sbarcò nel nostro paese nei Novanta sotto lo stesso marchio, che infatti durò pochissimo”.



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