Giornalismo partecipato/ Boom in edicola di Turisti per caso, primo magazine che porta sulla carta i princìpi del web 2.0
Turisti per caso, il magazine mensile edito da Edizioni Master, ha fatto boom. Il primo numero è prima andato esaurito e poi addirittura ristampato, il prezzo di lancio di 50 centesimi ha funzionato e ora sta per uscire il numero due. 
Un mensile di viaggi che funziona, nell'attuale panorama editoriale italiano, non solo è una buona notizia, ma ha addirittura dello straordinario.
Merito degli spot con protagonista la coppia Blady-Roversi, certo, che è anche fautrice del magazine; merito del consulente editoriale Alberto Solenghi, certo; ma merito, soprattutto, della formula: Turisti per caso è un magazine partecipato, che porta cioè per la prima volta su carta i principi cardine del web 2.0.
E, per una volta va detto, Affari aveva suggerito questa idea già parecchi mesi fa, in un articolo del 21 giugno 2008 dal titolo "Fine del viaggio", in cui si faceva il punto sulla difficile situazione dei mensili di turismo in Italia (clicca qui per leggerlo).
Scrivevamo così: “Internet ha successo perché è 2.0, cioè 'partecipato', capace di sfruttare gli user generated contents. E quale miglior settore, se non quello del turismo, si avvantaggia di questa caratteristica? Grazie a siti come Tripadvisor e Turisti per caso i viaggiatori possono darsi consigli, segnalare rotte, hotel e servizi migliori, mettere in guardia dalle fregature, evidenziare le offerte più convenienti...
Ci vuole molto a sfruttare queste informazioni e a costruire una grande community di viaggiatori attorno a un mensile che porti, anche in edicola e su carta, emozioni e suggerimenti reali e realistici? No, non ci vuole molto. Ma ci vuole la capacità di ragionare in maniera 2.0, caratteristica di pochi, oggi, nel vecchio mondo della carta stampata”.
Ecco, c'è chi ha ragionato in questa logica e dato vita a un mensile di successo perché realizzato con il contributo attivo, fattivo, utile degli utenti. Nel mondo dei viaggi ha funzionato, scommettiamo che anche un settimanale di approfondimento e informazione realizzato secondo la logica 2.0 potrebbe avere la stessa sorte? Il sentiero è tracciato, il giornalismo partecipato, come insegna anche Current (Sky, 130), la televisione di Al Gore (più nella versione americana che in quella italiana, a dirla tutta), è una risorsa imprescindibile per dare nuova linfa a un settore, il nostro, che si dimostra ogni giorno più in crisi. Non soltanto, e non tanto, per il calo della pubblicità sui periodici, ma soprattutto per la mancanza di idee, intraprendenza, innovazione, originalità, indipendenza. Tutte qualità che il web 2.0 ha nel suo stesso Dna!
Alessandro Rimassa



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