Europarlamento, nessuno in aula per la libertà di stampa
| Class Editori cede il 30% di Mf Honivem a Intesa Il dibattito sulla libertà di stampa arriva all'Europarlamento Rai/ Via libera del Cda alla nomina dei vice direttori del Tg2 |
Il commissario europeo per la Società dell'informazione e i Media, Viviane Reding, durante l'atteso dibattito al Parlamento europeo a Bruxelles sulla libertà d'informazione in Italia ha affermato: "La libertà di informazione rappresenta un fondamento della società libera e pluralistica".
Il commissario ha poi spiegato che "tutte le istituzioni hanno sottoscritto la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, che, all'art.11, dice che ognuno ha diritto a libera espressione di libertà d'opinione e fornire informazione senza pressioni politiche". E riferendosi alla sentenza di ieri sul Lodo Alfano, ha quindi aggiunto: "abbiamo avuto ieri sera l'esempio in Italia".
Ha citato poi il lavoro fatto dalla Commissione europea con la direttiva tv senza frontiere, e la creazione di autorita' indipendenti in ogni Paese. Quanto alla direttiva chiesta dagli europarlamentari sul pluralismo dei media, ha fatto notare che "la commissione ha iniziato a lavorarci negli anni '90 e tutti gli Stati membri, senza eccezione, si sono opposti perché la ritenevano estranea alle competenze comunitarie".
La Reding ha ricordato d'altra parte, il "principio di sussidarietà" e cioè che la competenza Ue scatta "solo quando gli stati membri stanno applicando il diritto comunitario".
L'emiciclo del Parlamento europeo era vuoto, ma il dibattito sulla libertà dell'informazione in Italia è stato molto animato e, oltre alla Reding, ha coinvolto anche europarlamentari stranieri.
Per i gruppi tuttavia solo il Ppe ed i liberali hanno fatto scendere in campo i loro presidenti, Joseph Daull e Guy Verhofstadt: vale a dire colui che ha cercato ieri di evitare un dibattito sull'Italia invocandone invece uno europeo, e colui che lo ha promosso in prima persona. Non è invece intervenuto Antonio Di Pietro.
In ogni caso le linee dei diversi gruppi sono quelle emerse ieri. Da destra sono state sfoderate oggi molte cifre a dimostrazione della libertà di stampa in Italia. Una cifra fra tante, fornita da Francesco Speroni della Lega: "le sette sentenze, pronunciate dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo, sulla liberta' di stampa che vede l'Italia fanalino di coda tra i grandi paesi europei".
Il primo ad intervenire dopo la Reding è stato Daull: "Non ci sono in Italia aule parlamentari?" si è chiesto dopo aver ricordato le parole del presidente Napolitano quando invitava a non utilizzare il Parlamento europeo come ultima istanza per risolvere conflitti nazionali. "Non siamo sede per regolamento di conti nazionali - ha quindi concluso - La Repubblica Italiana funziona in modo democratico".
Per l'Alleanza dei Socialisti e Democratici (S&D) David Sassoli, capogruppo della delegazione italiana ha riconosciuto che "il nostro è un grande paese democratico con una grande Costituzione. Ma anche i grandi paesi - ha aggiunto - possono sbandare e noi dobbiamo adoperarci per garantire la libertà di informazione".
A nome dei Verdi, l'olandese Judith Sargentini ha sottolineato come "l'autocensura dei giornalisti italiani sia un disonore in Europa, e che la democrazia italiana rischia di diventare molto vulnerabile.
Per i liberali, invece, Guy Verhofstadt ha riconosciuto le ragioni di Napolitano, ricordando tuttavia che "il problema è anche europeo ed è dovere del Parlamento intervenire e chiedere una direttiva che salvaguardi il pluralismo dei media".
A nome del Gruppo conservatori e riformisti, Czarnecki Ryszard ha parlato di "due pesi e due misure", ricordando che "l'Ue si basa su stati nazioni. Non cerchiamo - ha quindi avvertito - di imporre delle regole per la porta di servizio".
Non è mancato il colore, con tentativi continui di interruzioni, una plateale disattenzione durante l'intervento conclusivo della Reding che ha portato alle scuse della presidente Roberta Angelilli e dello stesso Schulz, Gianni Vattimo (Idv) che ha parlato "dell'Italia campione di libertà anzi di libertinaggio".
Polemico l'intervento del leghista Mario Borghezio: "quando c'era il centrosinistra io nei TG avevo lo 0,1% e tu Sassoli non ti stracciavi le vesti né rinunciavi al tuo lauto stipendio".
Da parte sua Mario Mauro, capogruppo del Pdl all'europarlamento, ha ricordato che "nel 2004 abbiamo avuto stessa scena sotto il precedente governo Berlusconi: con il centrosinistra nulla". Mauro ha anche fatto notare che "il record delle querele presentate è del centrosinistra". Anzi, come ha precisato Elisabetta Gardini "il record spetta a Di Pietro, con 357 denuncie e 750.000 euro di risarcimenti".



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