Festival del giornalismo d'inchiesta/ Padellaro: "Legge bavaglio sulle intercettazioni, pronti alla disobbedienza civile"
di Francesco Musolino
(da www.tempostretto.it)
| Giornalismo d'inchiesta/ A Marsala torna il festival A chiare lettere. Sabato 22 maggio il direttore di Affari all'incontro "I padroni dell'informazione" |
Direttore, su Il Fatto Quotidiano invitate espressamente a “strappare il bavaglio”. Come giudica la situazione attuale? 
Antonio Padellaro e Marco Travaglio
"La situazione è pessima, siamo alle prese con una legge che noi giudichiamo infame e costringe i magistrati ad una sorta di impotenza dinanzi ai grandi crimini di questo paese che non sono soltanto quelli mafiosi ma sono anche i crimini legati alla corruzione ed inoltre impedisce ai giornalisti di fare il proprio mestiere. Fortunatamente si sta muovendo qualcosa nel mondo dell’informazione tramite mobilitazioni ed appelli. Personalmente ho scritto e ribadisco che sono pronto alla disobbedienza civile ovvero un minuto dopo che la legge sarà operante, noi la violeremo. Ovviamente faremo ciò non perché siamo degli eversori ma perché vogliamo che la legge venga impugnata dinnanzi alla Corte Costituzionale e alla Corte di Strasburgo".
Gli inquirenti sempre più frequentemente ribadiscono come l’uso delle intercettazioni sia stato determinante per trovare i colpevoli. La “legge bavaglio” ha anche spregio dell’evidenza dei fatti?
"Assolutamente sì. Tutti i paesi degni di questo nome hanno un sistema d’indagine basato sulle intercettazioni, sino a farlo divenire lo strumento cardine del sistema stesso. Eliminare le intercettazioni per andare a contrastare una criminalità sofisticata e dotata di grandi capitali come quella che opera nel nostro paese, significa arrendersi, alzare le mani e dire “fate ciò che volete, lo Stato è vostro”. Trovo che una classe politica che accetta e promuove una cosa del genere sia delinquenziale".
Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere, ha dichiarato pochi giorni fa: “non è tempo di parlare di destra o sinistra ma di mandare a casa una classe politica incompetente”. Cosa ne pensa?
"Oggi non c’è più alcuna distinzione fra destra e sinistra, l’unica differenza che conta è quella che passa fra le persone che vogliono rispettare la costituzione e coloro che vorrebbero calpestarla, lasciando spazio a corrotti, corruttori e alle mafie".
A quasi un anno di distanza qual è il bilancio del Fatto?
"E’ un bilancio che ci riempie d’orgoglio perché fra abbonamenti e vendite in edicola ha più di centomila lettori ma ovviamente per ciascuna copia bisognerebbe contare più lettori anche se è un calcolo impossibile. Quando un anno fa Lorenzo Fazio, che è tra i suoi fondatori, mi disse che noi avevamo il 'dovere civile' di fare questo giornale certamente non ci saremmo aspettati simili cifre. Ma non è passato ancora un anno e la strada da percorrere è ancora lunga".
Con la nascita dell’online come si diversificheranno i due progetti?
"Il sito è davvero molto bello, davvero innovativo. Carta e web andranno di pari passo perché per noi non sono affatto strumenti antagonisti, al contrario devono aiutarsi l’un l’altro per offrire un’informazione davvero completa e approfondita".



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