"Grazie a internet Obama è riuscito a parlare alla generazione dei "Millennial", quella dei ragazzi nati tra gli anni '80 e '90". Giuliano Da Empoli ad Affari
La strategia internettiana del democratico |
Il suo rapporto con internet farà di Obama un presidente diverso da tutti gli altri?
"Credo di sì. La ragione per cui Barack Obama ha potuto più di altri giovarsi della Rete sta a monte, si lega alla sua provenienza dal volontariato, dal community building e non dalla politica. Obama fin da giovane è stato abituato all'azione che nasce dal basso, un po' come capita online. La sua presidenza sarà organizzata secondo questo schema".
Si passa da Bush, il presidente petroliere, a Obama, l'uomo dei bit. Crede che la new economy ne trarrà beneficio?
"Con ogni probabilità sì. I primi finanziamenti a Obama sono arrivati dalle aziende della Silicon Valley e nell'ultimo spot elettorale il ceo di Google sosteneva apertamente il candidato democratico. Certe cose non capitano a caso. Se Google e la Silicon Valley hanno scelto Barack Obama vuol dire che ritengono che la sua presidenza sia la più adatta a favorire l'espansione del loro business".
Facebook cambierà la politica?
"E' già successo che l'innovazione tecnologica giocasse un ruolo importante nell'elezione di un presidente. A tempi di Andrew Jackson la ferrovia fu indispensabile nel far conoscere alle masse un outsider al di fuori dei ristretti gruppi del potere. E così il boom dei quotidiani coincise con l'ascesa di Lincoln, la radio con quella di Roosevelt e la televisione con l'era di Kennedy. E anche in Italia, dove Facebook ha già 1.300.000 iscritti, la politica non potrà più fare a meno dei social network per comunicare con i diversi gruppi sociali e le community".
Luca Vaglio



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