Meemi.com: il microblogging parla italiano
Di Clarissa Gigante
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Enrico Scognamillo (31 anni), programmatore di professione e clown per passione, e Carla Ruggiero (25) grafica. Campani trapiantati a Milano da qualche anno, sono i creatori di uno dei primi Social Network italiani: Meemi.com. 
La grafica di Meemi.com
Enrico, quando è nato il sito?
"Nel 2007, io e Carla eravamo fidanzati e volevamo fare qualcosa insieme. All'inizio avevamo pensato a un portale di turismo, ma c'erano già cose simili. Curiosando su Wikipedia ci ha colpito la parola Meme e abbiamo pensato a una piattaforma di microblogging. Si sarebbe dovuto chiamare Rumors, ma sempre su Wikipedia abbiamo letto che in Suomi meme si traduce in meemi. Ci ha stupito perché la pronuncia è uguale al plurale italiano di meme. Non potevamo non chiamarlo così. Risolta la questione nome, volevamo che il sito nascesse in una data riconoscibile. Siamo riusciti a metterlo online il primo agosto del 2007, anche se in realtà il progetto è stato sviluppato solo a settembre e in due anni ha preso la forma attuale".
Sì, ma esattamente cos'è un meme?
"Citando sempre Wikipedia, 'un meme è una riconoscibile entità di informazione relativa alla cultura umana che è replicabile da una mente o un supporto simbolico di memoria'. Un meme è un micro contenuto che vogliamo condividere con i nostri amici. Loro possono poi commentarlo con un altro meme che a sua volta può generare altre risposte, formando una rete infinita e una conoscenza condivisa".
E una volta che il sito è andato online che cosa è successo? 
"Fin dall'inizio abbiamo avuto diversi contatti: sia Buongiorno che ZeroNove mi hanno chiesto di andare a lavorare per loro. Però significava abbandonare il progetto per dedicarsi a quelli già avviati da altri. E ho rinunciato".
Hai preferito sviluppare la tua idea, insomma.
"Sì. All'inizio il sito era concepito come un motore di ricerca: gli iscritti postavano i loro pensieri, ma nessuno li poteva commentare. Si potevano però ricercare. Una specie di Digg (un sito di social bookmarking in cui gli utenti si scambiano indirizzi web interessanti, ndr). Poi sono esplosi gli altri social network e abbiamo aggiunto al nostro sito le applicazioni che ci piacevano di più".
Come promuovete il sito?
Finora solo col passaparola. Abbiamo iniziato con pochi utenti, che poi si sono affezionati alla piattaforma al punto tale che loro stessi ne hanno parlato negli altri social network. Scherzando li chiamiamo Guerrilla Squad e uno di loro si è inventato persino un logo. Ora però stiamo pensando a delle azioni virali per farci conoscere di più: magari una caccia al tesoro che si svolgerà a cavallo tra virtuale e reale. Non so bene cosa faremo, ma presto sentirete parlare di noi".



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