Bomba al Sole 24 Ore. La Treu vince la guerra, via Vallardi
Gianni VallardiNon c’è pace al Sole 24 Ore. Da un giorno all’altro, lascerà l’editrice il manager-chiave del rilancio dell’ultimo anno: Gianni Vallardi. E intanto, nonostante la ripresa delle vendite del quotidiano, cresciute di circa il 20 per cento dopo il cambio di direttore da Gianni Riotta a Roberto Napoletano, i conti dell’azienda non sono ancora in ordine: la struttura dei costi è comunque troppo più pesante dei ricavi che si profilano e i salari di solidarietà varati dall’azienda non sono una soluzione adeguata.
Il comitato di redazione ha diramato una nota ai colleghi: “Cari colleghi, è con motivata preoccupazione che vi scriviamo queste righe. Nelle ultime ore si sono andate infittendo le voci e gli articoli di giornale che annunciano la prossima rimozione del direttore editoriale Gianni Vallardi. Vallardi, nell'organigramma aziendale, è direttore generale, tra l'altro, dell'Area quotidiano e di System, e, in questo ruolo, è stato per noi interlocutore chiave nella trattativa sfociata nell'accordo sui contratti di solidarietà. E' entrato in azienda poco meno di un anno e mezzo fa su scelta dell'amministratore delegato. Se l'ipotesi dell'allontanamento si dovesse concretizzare, la interpreteremmo come un segnale contraddittorio e allarmante da parte dell'azienda. A poche ore tra l'altro, coincidenza davvero singolare, dall'avvio di una solidarietà che rappresenta l'ennesimo segnale di responsabilità dato dalla redazione.
In 3 anni sono entrati in azienda in rapida successione 3 direttori del quotidiano, 2 amministratori delegati, 2 (3?) direttori dell'Editrice, 2 capi del personale, svariati altri manager di seconda fila. Il rilancio vero del giornale passa, oltre che per una direzione forte e autorevole anche per un management stabile e competente. La stabilità è stata, in tutta evidenza, sinora ignorata. Noi invece la consideriamo un bene. Tanto più in un'azienda che continua a patire serie difficoltà e rischia di essere ancora una volta caratterizzata da ripetuti avvicendamenti e vuoti nelle posizioni di vertice. Riteniamo di non potercelo più permettere. Il cdr prende atto con preoccupazione e sconcerto di questo modo di procedere e si riserva di assumere le iniziative necessarie per tutelare il patrimonio professionale della redazione e per salvaguardare gli effetti del piano di rilancio. Ciao, il Cdr”.
Ma cos’è successo ai vertici aziendali per determinare l’uscita di un calibro da novanta dell’editoria italiana come Vallardi, appena assunto (un anno e mezzo, nella vita e per i ritmi del Sole, è un battito di ciglia) e artefice di un’energica sterzata gestionale? La materia del contendere sono stati, a quanto pare, soprattutto gli investimenti sulla diffusione e sulle promozioni, che in una simile fase possono essere alternativamente considerati opportuni, vista la ripresa quali-quantitativa del giornale, o comunque nocivi visto che comunque il quotidiano non è ancora in grado di produrre utili. L’amministratore delegato Donatella Treu, concorde con il direttore, spinge per promuovere il giornale e sostenerne la ripresa diffusionale. Il direttore generale invece ritiene giusto – o piuttosto riteneva - fare solo iniziative riconducibili alla sostenibilità economica complessiva. Ma la Treu ha prevalso: anche perché il suo ruolo non sembra poter essere messo in discussione da una proprietà – la Confindustria, ovvero la sua presidente - che, peraltro, sta attraversando una fase di “vacatio”: l’incarico della presidente Emma Marcegaglia scade a fine maggio e proprio in queste settimane i “saggi” nominati dalla giunta stanno sondando i grandi elettori per sapere chi le succederà tra gli sfidanti Alberto Bombassei e Giorgio Squinzi. Prudentissimo anche il presidente dell’Editrice Giancarlo Cerutti, preoccupatissimi i sindacati interni sia dei giornalisti che dell’altro personale. Insomma, è chiaro che il prossimo presidente – chiunque sarà – dovrà finalmente incollare i cocci lasciati dalla gestione dell’ultimo quadriennio.


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