Musica online/ Il copyright è morto: ora il business lo fanno i manager...
di Nicole Cavazzuti
Il futuro della musica? Passa per il web. Colpa – o merito - di Napster, il software ideato dieci anni fa, che ha aperto il vaso di Pandora della musica su Internet. E che ha cambiato per sempre il mondo della discografia. Così fu – quasi - subito mp3, download, P2P. Non solo: streaming e social network, iTune e iPod, Myspace e Facebook. E oggi le tappe più importanti di questi dieci anni di innovazione-rivoluzione del mercato discografico sono raccolte in “La musica liberata”, un saggio edito da Arcana e scritto dal giornalista e scrittore Luca Castelli, torinese classe 1976, autore del blog Il pozzo di Cabal. 
Il connubio tra web e musica non è privo di conseguenze nel mondo dell’informazione. Con il web 2.0 chiunque, per esempio, può scrivere la propria recensione di un album o di un concerto. Il giornalismo musicale è destinato quindi a morire?
“No, assolutamente. Ma deve cambiare. Oggi c’è un’abbondanza enorme di contenuti musicali, sarebbe utile avere un filtro giornalistico capace di segnalare ed evidenziare i materiali più interessanti e meritevoli”.
Il giornalista musicale deve diventare un filtro di aiuto per orientarsi nel grande mare della musica?
“Esattamente”.
Ci sarà spazio anche per la critica e le riflessioni sugli album?
“La critica musicale è in crisi da anni, tant’è che sui quotidiani e sui grandi media c’è sempre meno spazio. Oltretutto il pubblico è un po’ più superficiale di un tempo, passa più facilmente da un artista all’altro. Ma la situazione sul web è davvero caotica, io credo ci sia spazio per tutti alla fine”.
Come cambierà la professione del giornalista musicale? 
Luca Castelli
“I giornalisti dovranno adeguarsi ai cambiamenti in corso, altrimenti rischiano di fare la fine delle case discografiche e di rimanere indietro. Bisognerà studiare i fenomeni emergenti sul web. E sapere che è importante mantenere le relazioni con gli uffici stampa, ma che in certi casi l’embargo non si può rispettare. Nel libro ricordo che quando girò in Rete il disco degli U2 a un certo punto la situazione era ridicola: c’erano tantissimi commenti, ma solo di non professionisti. Non è ammissibile”.
Internet sarà quindi la fonte principale di aggiornamento per i giornalisti di musica?
“Il web sarà uno strumento fondamentale per conoscere gli artisti emergenti, anche perché le nuove generazioni sono immerse nel mondo digitale. Non solo scaricano la musica sul pc, ma la fanno anche sul computer. Gran parte della musica nascerà dal web. Detto questo, un buon giornalista conta anche e soprattutto su solidi rapporti umani instaurati con gli artisti”.
Con internet il vecchio meccanismo del copyright è chiaramente morto, anche se le case discografiche fanno finta di non essersene accorte. Dove sarà il business della musica in futuro? Da cosa ricaveranno i loro guadagni artisti, manager, discografici…?
“E’ la domanda che si fanno tutti e a cui nessuno sa rispondere davvero. Un tempo si viveva solo di dischi e concerti. Adesso non c’è più solo una soluzione che va bene per tutti. Io credo che emergerà la figura del manager, che inventerà strategie per ottimizzare i guadagni, l’immagine, lo stile musicale. Inoltre gli artisti dovranno puntare su un rapporto davvero stretto coi fan”.
Con internet la musica è “liberata” dai vincoli di copyright, di confini nazionali, di distribuzione… un nuovo effetto della globalizzazione?
“Un effetto della globalizzazione della comunicazione. Tutta la comunicazione è cambiata: è tutto molto globale. Siamo tutti sempre connessi. E io la trovo una bella rivoluzione”.



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