L'intervista/ Gianni Minoli: "I tg perdono significato nell'era dei canali tematici e del web"

Lunedì, 22 marzo 2010 - 09:00:00

di Nicole Cavazzuti

Gianni Minoli
Gianni Minoli
Con la nascita dei canali di sole news i telegiornali stanno perdendo progressivamente significato strategico. È ovvio che per abbandonare abitudini consolidate negli anni occorra del tempo, ma il futuro dell’informazione televisiva è tutto nelle mani dei canali specializzati”. Parola di Giovanni Minoli, direttore di Rai Educational nonché Docente di Giornalismo Televisivo all’Università La Sapienza di Roma e autore dei libri “I re di denari” e “Quella maledetta estate” oltre che, con Paul Erdman, della sceneggiatura del serial thriller “La speculazione”.
Produttore di molti dei programmi cult del piccolo schermo, come “Quelli della notte” o “Un posto al sole”, la prima soap prodotta interamente in Italia, Minoli ha legato il proprio nome soprattutto a due trasmissioni: “Mixer”, rotocalco di attualità politica, culturale e di spettacolo di Rai Due e “La Storia siamo noi”. “È un progetto editoriale unico in Europa. Con oltre 300 ore di programmazione è una sorta di un’indagine nella memoria”, spiega lo stesso Minoli ad Affaritaliani.

Lei ha portato in televisione temi inediti per il piccolo schermo, dalla medicina alla storia. Quali argomenti oggi meriterebbero più spazio?
“Bisognerebbe prestare maggiore attenzione alla cultura internazionale. Viviamo in un mondo globalizzato e non si può ignorare che quello che capita a Calcutta avrà conseguenze anche a Milano o Torino”.

In che modo le nuove tecnologie cambieranno il modo di fare informazione in televisione secondo lei?
“A questo domanda rispondo prima di tutto con un altro quesito: l’avvento della tv quanto ha cambiato il modo di fare informazione sui giornali? Abbastanza, direi. È stato molto importante nella trasformazione grafica perché le immagini hanno acquisito maggiore peso. Quanto ai contenuti, si sono influenzati a vicenda. La rivoluzione del web è appena cominciata: deve fare ancora tutto il percorso della selezione della notizia e della garanzia delle verifica delle fonti”.

A proposito, che opinione si è fatto della sentenza di Milano su Google?
“Pone un problema di fondo: la forte differenza tra un editore e un venditore. Il problema della società della comunicazione odierna, che integra tutte le piattaforme, è quello di inventare un nuovo diritto trovando un punto di equilibrio”.

Ha una carriera strabiliante alle spalle e può vantarsi di aver dato origine all’industria culturale italiana della fiction con “Un posto al sole”. Che cosa vorrebbe fare ancora?
“Quello che farò domani. Per me il successo non vuol dire soldi o audience, ma svegliarsi con la gioia e la voglia di andare a lavorare”.

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