Microsoft e Yahoo! si sono alleati. Bing ora farà concorrenza a Google anche nel searching advertising
![]() Steve Ballmer, Ceo di Microsoft |
La vicenda prende le mosse all'inizio di febbraio del 2008: Microsoft mette sul tavolo quasi 45 miliardi di dollari, una montagna di soldi, per acquistare Yahoo, ma viene respinta. L'offerta e' ritenuta troppo bassa e poi Yahoo non vuole finire inglobata in Microsoft. Google si offre di aiutarla. Non puo' lanciare offerte per problemi di antitrust, ma offre a Yahoo un'alleanza per spartirsi gli introiti pubblicitari, a patto che rinunci alle avance di Microsoft. Il problema di Yahoo e' che e' diventata troppo piccola per contrastare Google su Internet, ma puo' diventare un trampolino di lancio per Microsoft, consentendole di sbarcare sul mercato dei motori di ricerca e di sfidare Google sul suo terreno.
Nella partita s'inserisce brevemente anche Rupert Murdoch, il magnate dei media, che guida un impero stimato intorno ai 60 miliardi di dollari, che spazia dalla rete televisiva Fox, alle tv via cavo e via satellite, ai giornali, al cinema, alle case editrici, a Internet. Murdoch negozia una fusione tra Yahoo e MySpace, ma poi fa marcia indietro e cerca successivamente di allearsi con Microsoft per spartirsi Yahoo, la quale replica avviando una trattativa con Time Warner per fondersi con Aol, la divisione Internet del colosso dei media. Ma e' tutto fumo, non se ne fa nulla. L'unica trattativa vera e' quella con Microsoft, che ai primi di maggio si spazientisce e lancia un ultimatum: o Yahoo accetta l'offerta da 45 miliardi di dollari, o dovra' fronteggiare una scalata ostile, cioe' il lancio di un'offerta direttamente agli azionisti. In realta' e' una finta minaccia, perche' Microsoft non intende abbandonare la strada dell'accordo amichevole. L'amministratore delegato del colosso di Redmond, Steve Ballmer, in un incontro coi dipendenti, spiega quello che tutti avevano gia' intutito e cioe' che Yahoo non e' il vero obiettivo, ma fa "parte di una strategia" per contrastare Google. Inoltre lascia intendere che Microsoft e' pronta a ritoccare verso l'alto la sua offerta pur di arrivare ad un'intesa amichevole, ma aggiunge anche che non intende pagare un cent piu' del dovuto. Insomma, la partita entra nel vivo.
Tra il 3 e il 4 maggio i vertici di Microsoft e quelli di Yahoo s'incontrano. L'offerta iniziale e' di 31 dollari ad azione. Microsoft e' disponibile a rialzarla a 33 dollari. Il numero uno di Yahoo, Jerry Yang spara: non meno di 40 dollari. Poi si ammorbidisce: 38 dollari, e infine si dice disponibile a chiudere a 37. Ma e' comunque una cifra troppo alta, visto che il titolo di Yahoo in Borsa vale non piu' di 28 dollari e che Microsoft oltre la soglia dei 33 dollari non intende andare. Ballmer ci pensa su, poi decide di gettare la spugna e di ritirare l'offerta. Ma la storia non finisce qui. Pochi giorni dopo il ritiro di Microsoft, il miliardario americano Carl Icahn, un noto raider specializzato in azioni di disturbo all'interno dei grandi gruppi, comincia a fare incetta di titoli Yahoo e, cavalcando lo scontento degli azionisti per la gestione della trattativa con Redmond, preannuncia una battaglia delle deleghe per estromettere il board di Yahoo, in vista dell'assemblea soci. Microsoft resta alla finestra per circa due settimane e il 18 maggio si dice disponibile a non acquistare piu' tutta Yahoo, ma solo una parte della compagnia online. Si riprende a trattare e il 12 giugno c'e' un'altra svolta.
Microsoft scopre le carte e offre 35 dollari ad azione per il 16% di Yahoo e per il suo motore di ricerca, il cuore delle attivita' online della compagnia. Yang pero' rifiuta di nuovo, annuncia la rottura definitiva delle trattative con Microsoft e si accorda, a sorpresa, coi rivali di Redmond e cioe' con Google. L'accordo prevede una partnership non esclusiva sulla pubblicita'. In pratica per 4 anni, rinnovabili di anno in anno per altri 10 anni, Yahoo potra' utilizzare sul suo motore di ricerca e sui siti Usa pubblicita' fornita da Google e stima di ricavare cosi' un fatturato aggiuntivo di 800 milioni di dollari l'anno. La clausola sulla non esclusivita' in realta' e' il grimaldello con cui Yahoo conta di convincere le autorita' antitrust Usa a non bloccare l'intesa, la quale di fatto mette insieme il numero uno e il numero due dei motori di ricerca su Internet e dunque crea le basi per monopolizzare la torta della pubblicita' online. Le autorita' Usa pero' non si lasciano convincere e fanno pendere su Google e Yahoo l'accusa di voler monopolizzare la pubblicita' sui motori di ricerca, L'opposizione dell'Antutrust Usa alla fine convince Google a ritirarsi dalla partita e dentro Yahoo si apre uno scontro interno per estromettere il fondatore Yang, accusato di aver gestito la trattativa con Microsoft senza aver mai cercato di ottimizzare i guadagni per gli azionisti di Yahoo. Il braccio di ferro si conclude a gennaio del 2009 con le dimissioni di Yang e l'arrivo a capo di Yahoo di Carol Bartz, una veterana della Silicon Valley. Bartz e' una manager sicuramente piu' morbida nei confronti di Microsot, con la quale inizia un lungo corteggiamento, culminato con l'accordo odierno. Ma per capire piu' a fondo quello che sta succedendo, bisogna fare un passo indietro e ricordare che l'offerta di Microsoft per Yahoo non e' solo un tentativo di scalata ma e' il primo round di un match in cui il vero avversario del gruppo di Bill Gates resta Google.



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