Malinconico attacco mediatico

Mercoledì, 11 gennaio 2012 - 18:23:10

di Fusto Lupetti
editore

“Contro di me attacco mediatico” è la risposta per la nota vicenda dei week end nell’esclusivo resort “il Pellicano” di Porto Ercole pagato  dal costruttore Piscicelli all’ex sottosegretario  alla presidenza del consiglio Carlo Malinconico, esperto e tecnico di tante cose diverse - che ci vorrebbe una vita per esserlo solo di una - dal Diritto Europeo, alle Autostrade, dall’Antitrust, all’ Energia e infine Editoria.

L’essere vittime di  un “attacco mediatico” ormai è un clichè, un modo per sottrarsi ad una risposta politica che non si vuole dare “hanno politicamente ragione a chiedere le mie dimissioni.” Questo sarebbe un discorso da veri signori, il gesto  viene da sé. Molti passi indietro, dimissioni e misure cautelari domiciliari o in carcere di ministri, parlamentari, sindaci, funzionari pubblici e appartenenti alle varie P continuano ad invocare l’attacco mediatico. Vuole significare che si tratta di accuse senza fondamento, ricostruzioni parziali, aria fritta che amplificata dai media diventa la verità dell’immaginario popolare cioè  spettacolo. I fatti quindi sono mortificati, piegati dai media che ne fanno una falsa ricostruzione. Il mediatico è riduttivamente non politico, l’estraneo spione e avido di audience.

Bisognerebbe finirla con i depistaggi “dell’attacco mediatico”. Perché non è così. Si tratta di un attacco politico, espresso da un potere che è quello dei media, a volte maldestro e sbagliato a volte giusto e legittimo. Potere che funziona e nasce con la democrazia e la formazione dell’opinione pubblica. Il potere dei media, esterno a  quello  istituzionale governativo e statuale, si esprime nelle democrazie con la critica, il giudizio e controllo di altri  poteri forti dello stato  il legislativo, giudiziario ed esecutivo. Un potere di controllo che comporta grandi responsabilità spesso disattese e che si esprime con maggiore o minore indipendenza e autonomia secondo le specifiche condizioni di rapporto dei media con il libero mercato dei lettori e dell’advertising o le fonti di finanziamento dei media. La nostra seconda Repubblica ne sa qualche cosa, il mediatico arriva al punto di esprimere un soggetto politico (Berlusconi), che a sua volta è contrastato da un altro soggetto politico (La Repubblica).

Nel caso specifico di Malinconico c’è un timido segnale di cambiamento compare una richiesta di trasparenza,  quasi tutti media superando appartenenze e orientamenti in Italia molto forti più che in altri paesi, dalle televisioni ai giornali e social media è venuta la stessa critica, la stessa argomentazione, lo stesso giudizio politico: non è concesso ad uomo delle istituzioni  pubbliche farsi pagare le vacanze o ricevere favori da  imprenditori o imprese connesse ad attività economiche che hanno rapporti con la pubblica amministrazione. Le sue dimissioni sono la conseguenza di questa precisa posizione politica.

Perché parlare di un caso archiviato? Zygmunt Bauman, teorico della “modernità liquida” in una recente intervista*  - inedita e di prossima pubblicazione-  si esprime su una questione che tocca i “malinconici casi” suggerendoci di affrontarli di petto come questione etica, perché sono, per il nostro futuro, più importanti  di quanto si possa pensare.

“ Non vorrei sembrare pessimista - dice Bauman - anzi, ritengo che probabilmente, per la prima volta nella storia, l’interesse razionale e l’ordine morale viaggino nella stessa direzione.
Il problema della filosofia etica negli ultimi duecento anni è stato come riconciliare la volontà della ragione e la volontà della morale, che sembravano puntare in due direzioni differenti.
La morale mi indicava che dovevo prendermi cura dell’altro, sacrificare il mio interesse per il bene altrui, concentrare la mia attenzione sullo stato di esistenza dell’altro. Il mio interesse mi suggeriva invece di essere egoista, di competere, di cercare di soddisfare innanzitutto i miei bisogni e desideri, di migliorare la mia posizione sociale, perché queste costituivano la condizione iniziale per poter fare qualsiasi cosa.
Oggi, per la prima volta, siamo in una situazione in cui la razionalità e la moralità suggeriscono lo stesso tipo di azione. Il risultato dello scollamento tra potere e politica è stato infatti la netta separazione tra le forme concrete di dipendenza e le Istituzioni create per rispondere a questa dipendenza. Tutti siamo già interdipendenti a livello globale: qualsiasi cosa accada in Bangladesh o a Kuala Lumpur o in Hawaii, ha influenza sul futuro dei laboratori della Pirelli o Fiat e sulle prospettive dei giovani laureati in Italia. E viceversa. Siamo ormai dipendenti l’uno dall’altro: nessuno è indifferente all’altro.
Ma questa è solo una parte del quadro. L’altra è che non esiste al momento nessuno strumento, nessuna Istituzione, nessuna tecnologia capace di gestire questa dipendenza virtuale. Non siamo capaci neppure di sostenerci a vicenda. E se ci riusciamo, è una sorta di carnevalata: quando accade un disastro da qualche parte nel mondo, possiamo mettere mano ai nostri portafogli e dare un aiuto a chi ne ha bisogno, ma nulla di più. Non siamo in grado di implementare, giorno per giorno e in maniera sistematica, un programma effettivo di azione, così come i nostri padri desideravano nel fondare lo Stato nazione.
Per questo credo che oggi l’etica abbia davvero un’importante occasione per risorgere: per la prima volta, è sostenuta dalla ragione. Se non la seguiamo, saremo tutti in pericolo”.

*Brano di una lunga untervista realizzata nel settembre 2011 da Franco Pomilio in occasione della partecipazione di Zygmunt Bauman al Festival della mente di Sarzana.



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