Giornali/ "Ma chi ha mai detto che Travaglio è mafioso?". Filippo Facci parla con Affari
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"Nei pezzi in cui ho ripreso, aggiungendo altre cose, la provocazione avviata da Giuseppe D'Avanzo su Repubblica, ho scritto chiaramente, almeno cinque o sei volte, che non credo affatto che Marco Travaglio si sia fatto pagare le vacanze dalla mafia. Per questo ho trovato inaccettabile e ignobile che Travaglio mi dipingesse come “un poveretto, che non ha mai fatto un servizio…”. Un conto è criticare, anche in modo duro, un altro è squalificare una persona, attaccare la sua professionalità. Io ho esplorato il mestiere di giornalista in tutte le sue forme tradizionali prima di approdare al grado, che considero inferiore, di opinionista. Tanto che è successo che magistrati decidessero di aprire inchieste in seguito ai miei articoli, come è avvenuto nel 1996 per le indagini svolte dalla procura di Brescia su Antonio Di Pietro (Nelle inchieste in questione il leader dell’Idv è stato assolto da ogni profilo penale. Tuttavia la sua posizione avrebbe presentato dei profili disciplinari ove non si fosse dimesso dalla magistratura, ndr). Sono altri quelli che costruiscono i loro pezzi andando a pranzo con i magistrati…”. Filippo Facci replica così su Affari a Marco Travaglio, intervenuto su Affari sulla polemica giornalistica, avviata da D’Avanzo su Repubblica e ripresa dallo stesso Facci, in merito ai rapporti dell’opinionista de L’Unità con una persona arrestata per favoreggiamento alla criminalità organizzata.
E allora perché ha scritto quell’articolo?
“Per dimostrare come a volte sia facile etichettare una persona come mafiosa o delinquente, mettendo assieme coincidenze, incontri e frequentazioni. Questo è il metodo che spesso usa Travaglio… Il punto è: che cosa avrebbe fatto Travaglio di un caso così, analogo a quello che è capitato a lui? Probabilmente avrebbe dato del mafioso al malcapitato di turno …”
Al di là di questa polemica, non crede che i giornalisti oggi perdano troppo tempo a polemizzare, a lanciarsi stilettate l’un l’altro?
“Sì, viviamo in una fase di eccessi, di confusione morale, dove la politica ha ceduto il suo posto ad altri attori. Tra questi ci sono i giornalisti, i magistrati…”
Le sue prese di posizione nei confronti di Bebbe Grillo e del V-Day hanno scatenato contro di lei una grande ostilità da parte dei sostenitori del movimento lanciato dal comico genovese…
“Tutto è partito quando da Bruno Vespa, a “Porta a Porta”, ho detto che la “maggioranza dei frequentatori del blog di Grillo rappresenta il peggio della Rete…”. Continuo a pensarlo. E tutti i piccoli sabotaggi personali e quello che è seguito alla mia presa di posizione hanno un’importanza relativa, se l’alternativa è andare a rimorchio del movimento di quello che è e resta un comico. A cavalcarlo ci si guadagna, a non farlo no. Viviamo un tempo strano in cui si viene messi nell’angolo, si viene etichettati, quando non denigrati, se solo si prova a esprimere un punto di vista non bipolare".
Luca Vaglio



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