Televisione/ Andy Luotto, da 'Quelli della notte' all'arte culinaria: "Fra cucina e tv c'è di mezzo la politica"
di Nicole Cavazzuti
Per oltre 20 anni Andy Luotto si è diviso tra palcoscenico e fornelli (ha cominciato la gavetta a 15 anni). Attore e conduttore televisivo statunitense di origine italiana, è diventato celebre negli anni '70 e ’80 partecipando a diversi programmi di successo come “L'altra domenica” (1976), “Quelli della notte” (1985) e “Oh... sesso!” (1995). Ma ad Affaritaliani ammette: “In realtà il palcoscenico non è mai stata una mia priorità, però visto che funzionavo era un peccato non approfittarne”. Ormai da cinque anni si dedica totalmente alla ristorazione: titolare del Ristorante D'Angeli a Satri, oggi in televisione si limita a realizzare solo delle rubriche gastronomiche.
A proposito di tv e cucina, è di pochi giorni fa la notizia del rischio di chiusura del canale satellitare Gambero Rosso Channel, a seguito del braccio di ferro sul rinnovo del contratto fra RaiSat e Sky: il canale del resto è da tempo al centro di molte critiche, accusato fra l'altro di proporre un palinsesto di soli redazionali...
“Sì. I programmi sono tutti uguali e le aziende che vengono citate devono pagare lo spazio: insomma, un canale politicizzato. Se Slow Food punta sui grandi prodotti italiani, il Gambero Rosso Channel compra trasmissioni sulla cucina italiana dall’Australia. Bizzarro, non trova?”.
Quali sono le migliori trasmissioni televisive di cucina in Italia, secondo lei? 
Andy Luotto
“Non me ne piace nemmeno una! L’altro giorno mi ha chiamato un programma di RaiUno, dovevo fare un risotto in otto minuti con un assistente incompetente! È una follia. O la cucina in tv si presenta come una forma artistica culturale, studiando i tempi giusti, oppure non ha senso. E poi realizzata così è mortalmente noiosa: da anni si vedono sempre le stesse cose, ovvero chef davanti alle telecamere che spiegano piatti. E non succede mai niente. Invece bisogna pensare che è vero che sei uno chef, ma sei anche in tv e la televisione è spettacolo. Lo stesso discorso vale per quei programmi con gli esperti seduti al tavolo a parlare di piatti o di vini: non si può più proporre la cucina in questi termini”.



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