La lezione dell'Economist
| Editoria/ Aumenta ancora la diffusione dell'Economist: +100% in dieci anni |
Certo, l'Economist è un prodotto cartaceo (sebbene abbia anche un'emanazione sul web), ma la formula del prestigioso settimanale economico sembra davvero l'unica in grado di produrre ricavi in un'epoca in cui le news generiche sono commodity su portali, radio, tv. E' la formula degli approfondimenti esclusivi, dell'informazione economica in stile anglosassone, che non guarda in faccia a nessuno, che non risponde (almeno in linea generale) a interessi di poteri più o meno forti, che punta tutto sull'autorevolezza e non sul sensazionalismo.
Tutto il contrario dell'informazione italiana, insomma. Marchetti e compagni avranno vita dura nel cercare di applicare fee a prodotti fatti in gran parte con "veline" (intendo con questa parola tanto i "suggerimenti" provenienti dal politico di turno, quanto le onnipresenti showgirl televisive...), con servizi che danno tanto l'impressione di "adattarsi" agli interessi dei potenti di riferimento (più che dei lettori), con titoli sparati e poca sostanza, con la linea di demarcazione fra gossip e informazione che tende ormai a sparire.
Certo, sembra ben difficile applicare la lezione dell'Economist al nostro Paese. Ma, con ciò, appare ancor più difficile capire come recuperare la fiducia dei lettori. E i loro pagamenti...



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