La Voce: "Non fateci morire di salute". Tito Boeri dice no ai giornali a pagamento

Mercoledì, 14 ottobre 2009 - 09:18:00

Tito Boeri
Tito Boeri,
fondatore de LaVoce.info
"Cari lettori, Non fateci morire di salute". Questo l'appello che lancia la redazione di LaVoce.info, la rivista online di opinioni su economia, attualità e politica che, nonostante i contenuti di qualità sempre più alta, ha visto diminuire i contributi volontari dei propri lettori. Tito Boeri, uno dei fondatori della rivista, ma soprattutto economista e docente universitario, ha scelto Affaritaliani.it per commentare la situazione in cui versa il giornale.

Dall'anno scorso, La Voce può contare anche sulla donazione del 5x1000. Come mai allora i conti non tornano?
"Sicuramente la crisi ha fatto la sua parte, ma magari molti, anche se non sappiamo ancora quanti, hanno preferito destinare a noi una parte delle loro tasse. I finanziamenti del 5x1000, però, ci arriveranno solo tra tre anni e nel frattempo abbiamo bisogno di liquidi per sopravvivere. Finora i contributi non sono mai stati un problema: circa un migliaio le persone che hanno versato al giornale piccole somme (sempre inferiori ai 500 euro) nel 2008, mentre quest'anno i donatori sono solo la metà".

Avete intenzione di aprire alla pubblicità, finora assente dalle pagine del giornale?
"No. Vogliamo mantenere l'indipendenza che ci contraddistingue: la nostra politica è sempre stata quella di avere tanti piccoli contributi piuttosto che uno solo grande. In redazione siamo tutti docenti che non vivono grazie alla rivista, ma che dedicano alla sua cura tempo e reddito".

Vista l'alta qualità dei vostri contenuti, non avete pensato di renderli a pagamento come pensa Murdoch? 
"Non è questo il nostro obiettivo. Credo che la funzione di internet sia quella di raggiungere il più vasto numero di persone. Il bello del web è che non costa nulla raggiungere dei lettori in più. I contenuti a pagamento non sono la strada giusta. Del resto noi abbiamo costi contenuti e non abbiamo fini di lucro. Per cui i piccoli abbonamenti volontari bastano".

Niente servizi pay, insomma. Nemmeno in parte?
"Potremmo anche rendere solo alcune sezioni a pagamento, vista la grande quantità di dati e materiale presente nei nostri archivi, ma sarebbe un po' come contraddire la filosofia con la quale il giornale è stato fondato, che è quello di raggiungere il più ampio numero di persone. Semmai bisognerebbe far pagare i provider vista la quantità di traffico che generiamo".

Un po' come la proposta di De Benedetti. Non pensa che i provider potrebbero però rifarsi aumentando i costi per gli utenti finali? 
"C'è questo rischio effettivamente, ma può essere una strada. Nel nostro caso, in realtà abbiamo una struttura di costi talmente bassa che non ci serve molto. Ci basta che i nostri lettori continuino a supportarci e a darci un piccolo contributo. Ci teniamo però, lo ripeto, al fatto che siano il maggior numero possibile di persone, perché venga garantita la nostra indipendenza. Tra l'altro noi non prendiamo nessun tipo di finanziamento pubblico, non vogliamo soldi dallo Stato".

di Clarissa Gigante

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