Internet/ La guerra dei domini è solo all'inizio

Mercoledì, 24 agosto 2011 - 18:10:00

Internet

Prime avvisaglie di conflitti d'interessi nei meandri del web: infatti il via a nuovi domini deciso recentemente dall’Icann, l'organizzazione che supervisiona il regolamento dei domini sulla rete, finirà per costare alle grandi aziende miliardi di dollari e genererà un fiume di denaro per le società di consulenza che sanno navigare tra le oscure procedure in essere presso l’Icann. Sulla quale pesano anzi sospetti conflitti d’interesse. Il problema? Passare da una ventina d’indirizzi specifici - vedi .com e .org - a un numero non precisato di domini personalizzati  è il modo perfetto per mettere sotto pressione le grandi aziende, soprattutto se nessuno può sapere quali applicazioni siano state effettuate.

“La Coca-Cola - spiega al Times Josh Bourne di Campaign Against Domain Abuse - vorrà registrare .coke anche solo in virtù del sospetto che la Pepsi voglia fare lo stesso: nessuno ci tiene ad essere percepito come fuori dai tempi e legati a relitti degli anni Novanta”. L’associazione di Bourne ha dunque calcolato che alle prime 500 aziende del mondo lo scherzetto dell’Icann costerà due miliardi di dollari. “Ci sono davvero poche persone che conoscono il gioco dall’interno, che sanno come funziona questo mondo”, ha detto Stuart Lawley, l’ad di ICM Registry, l’uomo d’affari che si è assicurato il dominio .xxx. Un’impresa non da poco costata all’azienda circa 20 milioni di dollari tra avvocati e consulenti. E qui sta il problema. Alcuni rappresentanti del consiglio di amministrazione dell’Icann fanno parte, allo stesso tempo, di compagnie che nell’indotto di internet ci sguazzano. Un esempio su tutti: l’ex ad di Icann Dengate Thrush, non appena lasciato il suo incarico, all’indomani del voto cruciale di giugno, è stato nominato direttore di Top Level Domain Holdings, azienda espressamente dedicata all’acquisto e alla gestione di “domini generici”. 
All’Icann, intanto, dicono che tutto avviene alla luce del sole e ai conflitti d’interesse ci stanno attenti. Anche se, sia l’Ue che gli Usa hanno attivato le loro lenti d’ingrandimento.

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