L’Europa digitale è a due velocità
Il contributo della Internet Economy sul PIL dei Paesi europei varia dal 7,2% all’1,9%, un dato che mette in luce un sempre più ampio divario tra il Nord e il Sud del Vecchio Continente.
È quanto evidenziato dal report “Sizing the Digital Economy”, redatto da The Boston Consulting Group (BCG) e commissionato da Google, che fornisce una valutazione dell’impatto che Internet ha sull’economia sia in termini attuali che prospettici. A farla da padroni in tema di economia digitale sono principalmente i Paesi del Nord Europa - come la Danimarca, la Svezia e il Regno Unito – in cui l’incidenza sul PIL si colloca nella fascia più alta, tra il 5,8% e il 7,2%, facendo registrare un raddoppio rispetto al 2009. Nettamente indietro l’Italia e la Spagna, il cui valore si è attestato rispettivamente al 2,2% e all’1,9%.
Per il nostro Paese il report ha ribadito quanto già evidenziato da un precedente studio BCG, “Fattore Internet. Come Internet sta trasformando l’economia italiana”, sottolineando che la digital economy ha contribuito alla crescita del nostro Paese con 31,5 miliardi di euro, il 10% in più rispetto ai 28,8 miliardi del 2009. Alzando lo sguardo al futuro, si prevede che entro il 2015 Internet arriverà a influire sul PIL italiano per il 3,3% pari una cifra che intorno ai 59 miliardi di euro. E se si tiene conto dell’apporto del Mobile Commerce – il 3% degli italiani utilizza lo smartphone per effettuare acquisti online e il 10% si dichiara interessato ad usarlo per comprare servizi o prodotti in rete -, la cifra potrebbe attestarsi su valori più alti, raggiungendo i 77 miliardi di euro, con una crescita annua media del 18% e un apporto sul prodotto interno lordo del 4,3%.
Insomma, anche le più rosee previsioni attestano che il valore rimarrà sempre significativamente più basso rispetto a quello che, già oggi, è stato raggiunto dai Paesi del Nord Europa.
Il nuovo studio BCG ha inoltre misurato, per 35 Paesi, il livello di ‘e-intensity’, parametro calcolato dalla combinazione di tre aspetti: l’Enablement, ovvero la disponibilità e la diffusione della banda larga fissa e mobile; l’Expenditure, che considera la spesa totale di consumatori e imprese per acquisti e pubblicità online; l’Engagement, inteso come il livello delle attività dei consumatori, delle istituzioni e delle imprese che usano Internet. Anche quest’analisi conferma il divario tra Paesi come Danimarca, Regno Unito, Germania, Francia e Svezia rispetto all’Italia, al penultimo posto con 63 punti, prima della Grecia e con valori molto simili ai Paesi dell’est Europa come Polonia, Slovacchia e Ungheria.
Se il nostro Paese riuscirà a scuotersi, dare un nuovo corso alla Digital Economy, sarà solo grazie a uno sforzo congiunto delle istituzioni, delle aziende e dei cittadini stessi. Infatti, secondo quanto dichiarato da David Dean, Senior Partner di The Boston Consulting Group: «Senza le infrastrutture nulla può accadere. Ma non sempre sono sufficienti: è infatti importante incoraggiare anche le imprese, i governi e i consumatori ad andare online e i decisori pubblici ad assumere un atteggiamento “attivo” verso il web».


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