Internet? Un diritto fondamentale. Lo stabilisce il Codice
di Luca Maria de Grazia
avvocato
In questi giorni si fa un gran parlare delle varie prese di posizione di personaggi più o meno pubblici su come debba essere intesa "internet", come rete, e si tende ad asserire che "internet" debba essere considerata come un vero e proprio diritto.
Ebbene, una volta tanto, per il diritto italiano questo è un diritto previsto da tempo: infatti nell'art. 53 Codice delle comunicazioni elettroniche (CCE), sin dal 2003, in recepimento di normativa comunitaria, stabilisce che sul territorio =azionale tutti gli utenti, a prescindere dalla loro ubicazione geografica, devono poter fruire di determinati servizi di comunicazioni elettroniche a un livello qualitativo prestabilito.
Si tratta, come è evidente, di una disposizione di democrazia della comunicazione, finalizzata, in pratica, a evitare che zone e utenti meno redditizi in termini di investimenti commerciali per gli operatori rimangano prive della possibilità di utilizzare almeno un set minimo di servizi di comunicazioni elettroniche; una o più imprese sono designate per la fornitura di questi servizi, che vengono definiti di "servizio universale”, per richiamare il fatto che devono essere disponibili per tutti gli utenti che ne fanno richiesta, a un prezzo accessibile, come espressione ed applicazione pratica di un fondamentale diritto della persona.
Ecco l'art.53:
Disponibilità del servizio universale
1. Sul territorio nazionale i servizi elencati nel =resente Capo sono messi a disposizione di tutti gli utenti finali ad un livello qualitativo stabilito, a prescindere dall’ubicazione geografica dei medesimi. Il Ministero vigila sull’applicazione del presente comma.
2. L’Autorità determina il metodo più efficace e adeguato per garantire la fornitura del servizio universale ad un prezzo accessibile, nel rispetto dei principi di obiettività, trasparenza, non discriminazione e proporzionalità. L’Autorità limita le distorsioni del mercato, in particolare la fornitura di servizi a prezzi o ad altre condizioni che divergano dalle normali condizioni commerciali, tutelando nel contempo l'interesse pubblico.
Se vogliamo essere precisi, il c.d. "servizio universale" non si limita alla sola disponibilità di una rete di telecomunicazioni, ma si estende, per esempio, anche al servizio di radiodiffusione e al servizio postale.
Quale potrebbe essere il commento in via generale... che almeno i politici potrebbero farsi fare una ricerca sulle leggi esistenti prima di dissertare di questo o di quell'argomento...



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