Internet a pagamento/ Un'invenzione subdola: la pubblicità può bastare
di Fausto Lupetti
Internet a pagamento?
Senza fronzoli e annoiare con discorsi tecnici: è una invenzione subdola. Si ha il sentore che alcuni ambienti inizino una campagna a favore dei modelli pay. Debbono però ancora trovare argomenti convincenti e non ce ne sono, assoldare internettiani ed esperti disposti a perdere la faccia, ma ciò che è ancora più complicato, mettere in piedi una legislazione che anticipi un mercato. Potrà succedere che dei servizi, se sono tali e valgono vengano pagati, così come che si scatenino delle mode a virus che permettono a qualcuno di fare cassa a breve come con i facebook credit in 15 valute, ma tutta la centralità del discorso ruota sul copyright. E qui siamo in altomare.Giustamente.
Io penso che basti la pubblicità e internet può essere gratis.
E a dir la verità, che tutti sappiamo, i media sia quotidiani e periodici potevano anche loro essere gratis da sempre perchè pagati dalla pubblicità.
E chi si è inventato la televisione a gratis perché pagata dalla pubblicità è diventato l’uomo più potente del paese.
Quindi perché internet no?
Ci sono stati investimenti pubblicitari per 3 miliardi e 795 milioni di euro in Italia nei primi cinque mesi del 2009 e siamo in un periodo di crisi.
Mi auguro e spero che fra un anno confluisca su internet almeno 1 miliardo di questa pubblicità e questo basterebbe ampiamente per produrre servizi e informazioni pagando tutti coloro che vi lavorano con professionalità. E anche per fare necessari investimenti in innovazione di pensiero e creatività e nuovi servizi e tecnologie da parte degli editori perchè internet funziona solo se cambia, si muove, si rinnova.
Teniamo conto che Internet ha gli stessi costi di produzione di contenuti degli altri media ma un costo industriale di produzione molto inferiore, non deve stampare, confezionare, distribuire, pertanto la pubblicità lascia ampi margini pur a prezzi migliori per gli inserzionisti. E poi i signori della carta stampata sono anche su internet e non possono pensare di far pagare agli utenti lo stesso contenuto declinato in format media diversi.
Tornando ai giornali anche nella crisi attuale non incidono le minori vendite di copie in edicola, di cui tra l’altro arriva nelle tasche all’editore il 50 per cento, è la riduzione degli introiti della pubblicità che determina e incide sulla perdita di bilancio. E a sua volta la riduzione del flusso pubblicitario e data dalla perdita di copie vendute. Gli editori devono uscire rapidamente da questo circolo e puntare a una stabilizzazione.
Ma la pubblicità è un volano dell’economia, non è una torta statica, non è una coperta corta. La pubblicità può crescere e andare nelle direzioni più convenienti e gli editori possono diversamente predisporsi per intercettarla. Non possono far pagare agli utenti i loro ritardi nella presenza su nuovi mercati.
Dal mio punto di vista il problema può essere solo questo e non ho trovato risposta: la libertà nell’informazione è un bene troppo prezioso perché possa dipendere dalla pubblicità.



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.

















