Metamorfosi/ Da Second Life al web tridimensionale
Di Luca Vaglio
Internet cambia pelle e si fa tridimensionale. Del resto, se si va solo di poco a ritroso si vede come il World Wide Web non abbia mai smesso di trasformarsi. Tra il 2005 e il 2006 c’è stata l’esplosione di Youtube, del web 2.0, quello, per intenderci, fatto dai video prodotti dagli utenti. Il successo è stato così grande che una delle aziende simbolo della Rete, Google, nell’ottobre del 2006 ha acquistato per 1,3 miliardi di euro Youtube, dimostrando in questo modo di confidare sulle possibilità commerciali del portale video. Lo scorso anno, invece, si è avuta la definitiva consacrazione di Second Life (SL), lo spazio web a tre dimensioni, creato nel 2003 dall’americana Linden Lab e la cui costruzione è affidata agli utenti stessi. In pochi anni SL è arrivato ad avere 14 milioni di iscritti in tutto il mondo e oltre un milione di persone attive al suo interno, attraverso un avatar, il proprio alter ego virtuale. All’interno di SL sono presenti numerose aziende: da Coca-Cola a Nike, fino a Ibm, che lì hanno delle sedi digitali, con le quali fanno comunicazione e commercializzano i loro prodotti. Negli ultimi anni, inoltre, anche altri spazi virtuali sono apparsi in Rete: tra questi There.com, Gaia, Habbo.
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E proprio mentre l’interesse dei giornali per SL va diminuendo e si evidenziano alcuni limiti della piattaforma web (il giro d’affari, che pure è vicino ai 30 milioni di dollari, è stato penalizzato da pornografia e gioco d’azzardo, ora messo fuori legge), altre evoluzioni sembrano alle porte. Il fondatore di Linden Lab, Philip Rosedale, in un’intervista resa lo scorso aprile a The Times ha fotografato così l’attuale fase: “A SL sta succedendo esattamente quello che è capitato alla Rete durante i suoi primi anni di vita, quando le persone dicevano che internet era un posto pieno di pornografia, inadatto ai grandi brand e dove i truffatori finivano per ingannare navigatori in buona fede. Ora, però, il web è diventato il luogo principale per diffondere e condividere le informazioni. SL vivrà una parabola analoga”.
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Le applicazioni 3d godono di un’attenzione crescente da parte di numerose aziende: Hilton, la catena alberghiera internazionale, è al lavoro per sviluppare spazi virtuali da dedicare alla formazione dei centralinisti, in Ibm oltre 5.000 persone sono impegnate a realizzare ambienti tridimensionali, importanti case automobilistiche e produttori di energia puntano sul 3d per gestire numerosi servizi di qui a qualche anno. E attraverso Google Earth è possibile fare un giro dentro la replica multimediale del Disney World di Orlando, negli Stati Uniti, e visitarne tutte le attrazioni, dal Castello della Bella Addormentata alla casa di Topolino.
(Segue - Ibm al lavoro con Linden Lab per creare un web 3d e open source...)



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