Intel/ Conti flop: ai consumatori non servono più super-pc ma computer economici e "green"

Giovedì, 16 aprile 2009 - 12:00:00

Conti flop/ Intel ha accusato nel primo trimestre un ribasso dell'utile netto del 55% a 647 milioni di dollari, una cifra che risulta tuttavia nettamente superiore alle attese degli analisti: il profitto per azione è risultato pari a 11 centesimi contro i 3 stimati dagli esperti. Il fatturato è contestualmente diminuito del 26,16% a 7,14 miliardi. "L'incertezza attuale delle condizioni economiche mondiali rendono particolarmente difficile prevedere la domanda" ammette il gruppo, che però si attende per il trimestre in corso un giro d'affari "un poco più stabile". Rispetto al trimestre precedente l'utile netto di Intel è migliorato del 176% e mentre il fatturato è calato del 13%.

I conti di Intel, che ha visto calare l'utile netto del 55% nel primo trimestre dell'anno, sono lo specchio dei cambiamenti intervenuti nell'ultimo anno nel mercato dei personal computer. Pensionata da tempo la "legge di Moore", secondo cui le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad esso relativo, raddoppiano ogni 18 mesi, oggi i consumatori sono sempre più attenti ai costi che alle maxiprestazioni. E non è solo questione di crisi economica.

Se si escludono nicchie come quella dei professionisti di determinati settori (grafica, video, etc) e quella dei videogiocatori "estremi", per i quali la potenza di calcolo dei pc non è mai abbastanza, appare chiaro da anni che qualunque computer di fascia medio/bassa sul mercato è più che sufficiente per l'utilizzo "classico" di ogni utente medio: navigazione su internet, ricezione e invio di email, scrittura di testi e uso delle applicazioni Office in genere, scaricamento di immagini dalla fotocamera con qualche fotoritocco leggero...

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Emblematico di questa tendenza è il fenomeno dei netbook, mini computer ultraportatili a basso costo concepiti per connettersi a internet in mobilità, privilegiando il contenimento dei consumi energetici (quindi la durata della batteria e il basso impatto ambientale) alle prestazioni "pure". Il successo dei netbook da 300-400 euro, piccoli e leggeri, ha influito sul calo delle vendite di notebook da 500-600 euro. E per Intel non è una buona notizia: i processori Atom che il colosso Usa produce per i netbook, infatti, sono chip economici, a basso consumo energetico, che gernerano margini di guadagno decisamente minori rispetto ai super-processori utilizzati nei "normali" notebook. Questo, a parità di volumi, incide negativamente sui ricavi del leader mondiale dei microchip.

Se a ciò si aggiunge l'affacciarsi sul mercato, negli ultimi mesi, dei "net-top", computer desktop basati anch'essi su processori Atom, ben si comprendono le preoccupazioni dei vertici di Intel, che probabilmente assisterà a una riduzione di ordinativi per i processori dual core destinati ai pc desktop di fascia media.

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