INSIGHT AFFARITALIANI.IT/ L'upgrade di Mediobanca? E' perché Perricone (ad Rcs) era a un passo dalla cessione dei periodici. E il Sole-24 Ore...
| Rcs/ La lettera di Ferruccio De Bortoli alla redazione del Corsera |
Il piano di Perricone
Tutti riuniti nel weekend a Borgo La Bagnaia, per parlare del futuro dei giornali. Editori, direttori, politici. Una cornice splendida, la Bagnaia, immersa nella tranquillità dei 1100 ettari di tenuta della famiglia Riffeser. Nei grandi saloni della villa gli invitati di Andrea Ceccherini chiacchierano amabilmente, pacificamente. Ferruccio De Bortoli può quindi scambiare due parole con il suo predecessore in via Solferino Paolo Mieli, il fresco direttore della Stampa Mario Calabresi accomodarsi di fianco a Pierluigi Visci del Qn, a Mario Giordano del Giornale, a Maurizio Belpietro di Panorama. E ancora, dalle auto blu sono scesi Roberto Napoletano, Giuseppe Mascambruno, Maria Latella, Leonard Downie Jr. il presidente della Fieg Carlo Malinconico, il notaio Piergaetano Marchetti, l'a.d. Antonello Perricone.
Antonello Perricone |
Così, Perricone avrebbe intenzione di cedere in blocco il settore. Per farlo, non solo sarebbe disposto a disfarsene a titolo gratuito. Ma addirittura avrebbe messo sul tavolo delle trattative 25 milioni di euro per il Tfr dei 190 giornalisti delle varie testate. L'accordo era praticamente cosa fatta, quando dall'altra parte del tavolo - secondo quanto risulta ad Affari - l'interlocutore di Perricone avrebbe rilanciato chiedendo 75 milioni di euro. La firma quindi è sfumata, ma il dossier è ancora aperto sul tavolo dell'amministratore delegato. Del resto, il piano di "dimagrimento" necessario a risollevare le sorti dell'azienda ha come punto fondamentale proprio la cessione dei periodici. Quindi, l'a.d. potrebbe sedersi nuovamente al tavolo della trattativa. Magari con l'intervento del Governo e dei fondi per gli ammortizzatori sociali.
In questo scenario riprendono quota le voci, che circolano da tempo anche all'interno delle redazioni interessate, di un passaggio al gruppo Class de Il Mondo, il cui destino seguirebbe così una strada diversa dal resto dei periodici Rcs.
Neanche al Sole-24 Ore c'è grande tranquillità. Anzi. Tanto che i più maligni elogiano il perfetto tempismo con il quale De Bortoli è tornato in via Solferino. I nodi, infatti, starebbero venendo al pettine. Radio24 sarebbe scesa sotto la "soglia critica pubblicitaria" dei 2 milioni di ascoltatori, passando da 2 milioni e 400mila a un milione e 900mila. Una notizia non certo gradita agli investitori. A dolersene è Gianfranco Fabi, arrivato alla direzione il 9 ottobre scorso al posto di Giancarlo Santalmassi. Fabi è un giornalista dalla lunga esperienza, a lungo vicedirettore del Sole, che però si è dovuto confrontare con un nuovo mezzo - quello radiofonico - in un momento non certo felice per il comparto. Altri settori critici sarebbero quello multimediale, dopo il divorzio consensuale con Matteo Cascinari, e la concessionaria di pubblicità 24 Ore System, che deve ancora riprendersi dallo choc della perdita di Fabio Vaccarono, passato alla Manzoni. Per non parlare del Sole-24 Ore, che non si è giovato dall'arrivo di Gianni Riotta e continua a perdere copie. L'ex direttore del Tg1 sta affrontando un momento di burrasca, tanto che alcuni lo descrivono asserragliato nel suo ufficio, cercando una soluzione alla difficile situazione. 
Gianni Riotta
La prospettiva, infatti, non è rosea. La prima trimestrale del gruppo non è stata buona. Se la performance peggiorerà ulteriormente nel secondo trimestre, saranno guai grossi. Con un passivo previsto di 30-40 milioni di euro, infatti, il Sole sarebbe in rosso per la prima volta. E quindi Confindustria non otterrebbe dividendi, che lo scorso anno pretese tra le proteste dei giornalisti. Emma Marcegaglia è molto preoccupata: senza quei dividendi, con minori entrate da tutte le sedi territoriali (leggi Assolombarda) dovute alla crisi, come farà a mantenere la sua struttura romana? E' dunque evidente - si argomenta nei corridoi di Confindustria - che qualche cosa va fatto. E' infatti l'intera organizzazione a rischiare la sopravvivenza, affondata dal gruppo editoriale.



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