L'addio di De Benedetti/ Nel mondo politico si spiega con la crisi del Pd. Visto un sondaggio al 23%... è scattato il fuggi-fuggi

Martedì, 27 gennaio 2009 - 16:19:00

A Piazza Affari, il giorno dopo l'addio di Carlo De Benedetti alla presidenza di tutte le sue società, il titolo L'Espresso vola letteralmente, guadagnando oltre l'11%: gli investitori hanno evidentemente apprezzato il fatto che l'Ingegnere abbia mantenuto il controllo del suo polo editoriale, compresa la facoltà di nominare i direttori di Repubblica e L'Espresso. Mettendo di fatto al sicuro i giornali dal figlio Rodolfo, che ha sempre considerato le attività editoriali del gruppo come vere zavorre per i conti. Un problema che De Benedetti senior non si è mai posto e continua a non porsi, conscio del fatto che il potere "politico" delle due testate val bene le perdite che le stesse generano sui bilanci.

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L'addio dell'Ingegnere fa discutere il mondo della politica. Ufficialmente nessuno - in particolare nel Partito Democratico - si lancia in particolari retroscena per spiegare il colpo di scena, al di là delle parole di circostanza di Walter Veltroni. Dietro le quinte, nei corridoi di Montecitorio e Palazzo Madama, però, la mossa di Carlo De Benedetti viene legata proprio alla situazione politica dell'opposizione. I Ds - partito di riferimento del gruppo L'Espresso-Repubblica - ormai non esistono più e i Democratici sembrano aver fallito la loro missione di grande partito della sinistra riformista.

In questo senso - sussurrano nel Palazzo - l'Ingegnere non si sente più "tutelato" e quindi avrebbe deciso di fare un passo indietro. Il Pd, ormai, viene visto come un partito allo sbando, in balia delle correnti e in attesa di infrangersi sugli scogli delle elezioni europee e amministrative di giugno. In particolare, è soltanto un rumor ma molto intrigante, pare che De Benedetti abbia visto negli ultimi giorni un sondaggio agghiacciante per Veltroni (23%) e abbia deciso di accelerare l'abbandono di tutte le cariche.
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