Informazione finanziaria/ Le comunicazioni obbligatorie per le società quotate possono essere diffuse via internet anziché attraverso i quotidiani. Era ora

Mercoledì, 15 aprile 2009 - 09:09:00

di Marco Fumagalli
(da Lavoce.info)

In Italia il numero di società quotate è fermo da trent’anni; gli intermediari negoziatori sono ridotti a poche decine; l’industria del risparmio gestito è in continua contrazione; la Borsa è ormai una controllata del London Stock Exchange. Eppure, in questi giorni,  un argomento centrale della stampa finanziaria nazionale riguarda l’adeguamento alle norme europee sulla trasparenza delle informazioni.
Accade infatti che, allineando le nostre regole a quelle in vigore in tutti gli altri paesi dell’Unione, la Consob abbia eliminato (1) una serie di obblighi a carico delle società quotate e dei gestori di risparmio di inserire a pagamento avvisi sulla stampa, sostituendoli con la pubblicazione tramite sistemi informatici.

EDICOLA E COMPUTER
Si badi bene: sistemi informatici regolamentati e vigilati, che garantiscono integrità nelle comunicazioni, efficacia nella distribuzione (dissemination), archiviazione (storing) ed inoltro all’autorità (filing). Ma secondo la nostra stampa economica l’investitore medio (il quale viene dipinto come un analfabeta informatico nonostante operi ormai in prevalenza tramite banche on line) è  tutelato solo se, recandosi dal giornalaio, dopo aver comprato e letto tutti i quotidiani nazionali scopra, magari su una testata di cui perfino ignorava l’esistenza, un’inserzione a caratteri minuscoli che lo informa del deposito del bilancio della società di cui possiede azioni.
Pochi riflettono sul fatto che se un investitore deve apprendere da un giornale il fatto che la legge prevede il deposito del bilancio entro quattro mesi forse il problema è più nella necessità di una adeguata investor education che non nelle inserzioni obbligatorie.
La disinformazione su questi temi è profonda: da parte di alcuni editori si agita lo spettro della scarsa trasparenza fingendo di ignorare che siamo l’unico paese europeo dove era previsto un simile pedaggio degli operatori del mercato finanziario alla stampa; per altro verso essi si inventano interpreti delle  norme, tirando la giacca alla Consob, la quale tuttavia è perfettamente consapevole del fatto che lo standard di diffusione delle informazioni finanziarie è ormai internet.

LA RENDITA DELLE INSERZIONI
Ma quanto vale la modifica varata in termini di incassi pubblicitari ? Il Sole 24 ore di pochi giorni fa indica in prima pagina l’enorme cifra di 185 milioni di euro. Dato fuorviante, in quanto comprende il potenziale effetto dello spostamento della pubblicità legale delle amministrazioni pubbliche su internet previsto, con gradualità, dal collegato alla finanziaria. Una valutazione più realistica può condurre alla cifra di circa 20 milioni di euro.
Non è poco per i conti di una editoria alle prese con cali di diffusione e contrazione degli inserzionisti. Tuttavia non è con simili trasferimenti di risorse che si risolverà la necessaria revisione delle politiche di sostegno alla filiera della carta stampata.
Ora c’è il rischio che qualche volenteroso voglia riaprire tramite uno strumento legislativo la partita chiusa dalla Consob con un provvedimento coraggioso ed equilibrato. Sarebbe una disgrazia. Molti imprenditori, tra gli elementi che più temono all’idea di aprire il proprio capitale e quotarsi su un mercato vi è proprio quello di cadere in simili meccanismi.
Forse è l’ora, se si vuole salvaguardare ciò che rimane della nostra piazza finanziaria, di guardare veramente alla competitività delle regole. In caso contrario i nostri quotidiani economici rischiano di vedere sparire la materia prima delle loro attenzioni: le società quotate.

(1) Delibera 16850 del 1 aprile 2009

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