Wired non crede più all'Internet free
Chris Anderson il guru, Chris Anderson il rivoluzionario. Chris Anderson il coraggioso direttore di una coraggiosa rivista, la più 'avanti' di tutte, Wired America. Questo è il pensiero di tantissimi appassionati di tecnologia, new media, web. Tutti quelli che hanno fatto finire in tempi record le copie del saggio 'Free', in cui Anderson teorizzava che il web e la sua logica del 'tutto gratis' avrebbe terremotato le logiche di mercato, modificandole radicalmente e per sempre.
Beh, ora Chris Anderson ci ha ripensato. Pare infatti che la prossima cover story della rivista cult di Condé Nast sia sconvolgente: internet (free) è morto. Ad ucciderlo ci pensano le applicazioni per mobile. Rigorosamente a pagamento.
Il tam tam si è sparso velocemente sul web, in tanti gridano allo scandalo, si sentono traditi da un loro punto di riferimento. E se la notizia sarà confermata, allora Anderson dovrà spiegare questo suo radicale cambio di rotta.
Per ora si può ipotizzare che fra i motivi della brusca virata ci sia il ruolo che Anderson ricopre all'interno del gruppo internazionale Condé Nast, dove dirige una delle riviste di maggior successo (Wired appunto). L'editore forse non intende più regalare contenuti editoriali sul web a chi potrebbe (con maggior porfitto dell'azienda) leggerli sulla rivista cartacea, comprandola in edicola.
Le applicazioni per mobile e tablet pc, però, sono tutt'altra cosa: piacciono alle case editrici più dei siti web perché consentono un approccio di tipo pay, ad esempio attraverso la formula dell'abbonamento a un certo numero di copie (che invece che in formato cartaceo, arrivano al lettore sotto forma di file da vedere sul proprio device).
Se in Condé Nast hanno deciso di perseguire questa logica di business, allora forse è chiaro come Wired possa diventare strategica per far 'digerire' anche ai più ostici aficionados delle logiche free il nuovo paradigma, basato sul pagamento dei contenuti.



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