Il Fatto Quotidiano, satira in subbuglio/ Dopo Luca Telese, anche il vignettista Michele De Pirro contro Marco Travaglio. L'intervista
Poche settimane fa la riorganizzazione voluta da Marco Travaglio per il Misfatto, l'inserto satirico domenicale del Fatto, aveva generato un pubblico litigio (via blog) fra il vicedirettore del quotidiano e Luca Telese. Ora molti affezionati lettori del Fatto notano l'assenza, da un paio di settimane, delle vignette di Luca Bertolotti e Michele De Pirro, e sono in molti a chiedersi se si tratti di una casualità o di una vera "epurazione", per di più in pieno periodo elettorale.
In realtà la rottura fra i due vignettisti e il Fatto è maturata dopo un lungo carteggio a suon di email, in un crescendo di 'lei non sa chi sono io' in cui lo stesso Travaglio, rispondendo in piena notte alle rimostranze di De Pirro, lamenta di essere "preso a pesci in faccia da redattori e collaboratori del giornale che ho contribuito a fondare e che vicedirigo". Quasi a lasciar trasparire che i malumori nei suoi confronti, nella redazione del Fatto, vanno ben al di là dell'inserto satirico e delle vignette.
"E pensare che avevamo iniziato a collaborare con il Fatto proprio attraverso Travaglio", commenta amaro con Affaritaliani Michele De Pirro; "Ci aveva messo in contatto Barbacetto ancor prima che partisse il quotidiano. Poi ci aveva contattato Telese e avevamo cominciato a pubblicare le nostre vignette già dal numero zero. Certo, poi la gestione era stata un po' disordinata..."
Disordinata?
"Sì, all'inizio se ne occupava Telese, poi la Borromeo, quindi chi capitava... fino a quando la gestione delle vignette non è finita in mano a un grafico. Ma i veri problemi sono iniziati lo scorso ottobre, quando Travaglio ha assunto la vicedirezione del Fatto".
Perché?
"Voleva alzare il livello delle vignette e ha cominciato col fare fuori alcuni collaboratori che non riteneva all'altezza. Poi ha avviato collaborazioni con altri vignettisti come Beppe Mora - del quale ho grande stima - e Giorgio Franzaroli. Come ci ha scritto in un'email, infatti, Travaglio ritiene che “la rotazione dei vignettisti in concorrenza fra loro sia proficua per tutti”.
Interessante.
“Anche dal punto di vista della sperimentazione di nuove forme di flessibilità sul lavoro, dico io. Infatti, quel che aveva in mente era di ricevere gratis il lavoro di noi vignettisti tutti i giorni, per poi pagare solo la vignetta prescelta. Da quel momento, evidentemente per assicurare una certa rotazione dei vignettisti, la media dei nostri lavori pubblicati si è abbassata di molto: su sei vignette che proponevamo ogni settimana ne venivano pubblicate un paio”.
E per le vignette cestinate non era previsto alcun compenso? 
Alcune delle vignette di Bertolotti e De Pirro "bocciate" dal Fatto Quotidiano
LE IMMAGINI
“Esatto. Questo fa capire bene la considerazione che il vicedirettore del Fatto ha per la vignetta satirica, nonostante questa, per il suo impatto sul lettore, abbia un ruolo rilevante nella definizione della linea di un giornale, visto che si può equiparare a un editoriale in forma di disegno. E io mi chiedo: qualcuno mai si sognerebbe di chiedere a Travaglio di inviare ogni giorno un suo pezzo da mettere in concorrenza con gli editoriali, che so, di Filippo Facci e Piero Ostellino?”
Ma voi avete accettato?
“Sì, anche perché, sempre via email, lo stesso Travaglio ci aveva assicurato che 'quanto ai compensi, grazie all'ottimo andamento del giornale, siamo in grado di ritoccarli verso l'alto'. Beh, il messaggio era del 26 ottobre, ma non abbiamo mai visto alcun aumento dei compensi che si sono al contrario abbassati, visto il minor numero di nostre vignette pubblicate. Forse, dopo avere diviso tre milioni e passa di dividendi tra i soci, non era rimasto più nulla per i vignettisti!”
E quindi in buona sostanza è stata una rottura per motivi economici?
“Già, anche perché con la nuova gestione del supplemento satirico del Fatto è stata cancellata anche la striscia che realizzavamo settimanalmente per il Misfatto sin dal primo numero".
L'inserto satirico che ha scatenato la polemica fra gli ex amici Travaglio e Telese...
"Sì. Travaglio, con un’azione lampo è riuscito ad affidare l'inserto a Stefano Disegni, dando il benservito a Roberto Corradi - che se ne era occupato fino a quel momento portando un significativo aumento delle copie del Fatto vendute la domenica - e a buona parte dei suoi collaboratori. Il risultato? Una specie di copia sbiadita di Cuore. Vent'anni dopo".
D'accordo, resta il fatto però che un vicedirettore ha il diritto di scegliere i collaboratori e i contenuti da pubblicare.
"Ovvio. Ma qui non parliamo di diritti e doveri, bensì di rispetto della professionalità. Io e Bertolotti facciamo vignette da anni, più o meno dagli inizi di Cuore, per questo lavoro sono iscritto all'ordine dei giornalisti dal 1994. Fare vignette per noi è un mestiere, non un hobby: che senso ha, come ha fatto più volte Marco nelle sue email, definire il nostro lavoro 'preziosissimo' e poi pubblicarci due vignette alla settimana? Così, un paio di settimane fa, gli abbiamo comunicato che non avremmo più inviato i nostri lavori al Fatto. Ne è nato l'ennesimo scambio di email dai toni piuttosto accesi..."
Insomma, l'arrivo di Travaglio nella stanza dei bottoni ha provocato più di un malumore nella satira del Fatto quotidiano...
"Eppure lui è un ottimo autore satirico. Basta leggere i suoi editoriali in prima pagina o sentirlo ad 'Annozero', quando irride i politici storpiandone i nomi ad arte. Anche se, quando lo vedo ridere a crepapelle per ogni vignetta di Vauro, senza fare distinzioni, mi chiedo sempre se le vignette le capisce davvero..."



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