Il Vaticano benedice Facebook/ L'Osservatore Romano: "I creatori del network ispirati dal principio di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te"
Pur ammettendo il rischio di possibili danni che può causare "l'uso compulsivo di queste piattaforme", l'Osservatore Romano esalta oggi Facebook, "il social network più popolare al mondo", rilevando che le sue funzioni si basano "esclusivamente su feedback positivi (pollici in su, condivisioni) e non prevedano invece opzioni di istantanea disapprovazione". Il giornale vaticano ipotizza che "i creatori del network si siano lasciati ispirare dal più tradizionale, ma a tutti gli effetti attualissimo, principio di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te". "Il sistema - sottolinea l'editoriale ricordando che Facebook interconnette centinaia di milioni di persone in tutto il mondo - ha davvero le sue buone ragioni d'essere", infatti seppure i suoi creatori miravano a "effondere ottimismo nell'uso dello strumento per aumentare il proprio potere economico", di fatto hanno ispirato "il cuore della loro macchina amicatrice alla più antica ricetta per una sana economia" e "tutto ciò corrisponde anche al più antico principio di amore verso il prossimo che l'umanità abbia conosciuto", cioé il comandamento ebraico-cristiano 'quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro'".
E, aggiunge l'Osservatore, "per meglio rendere effettivo l'insegnamento evangelico, chi sta dietro a Facebook ha pensato bene di non dotarci neppure degli strumenti per lasciarsi tentare. Come dire: lunga amicizia a tutti".
Che cosa ne sarebbe infatti dell'affollatissimo social network - si chiede il quotidiano del Papa - se tutti i partecipanti a un tratto cominciassero a venire notificati pubblicamente della perdita di amici Perdita, ovviamente, decretata in modo unilaterale".
"Per stringere amicizia - ricorda l'Osservatore - bisogna essere in due, per lasciarsi andare, invece, la volontà del singolo è sufficiente". Per il quotidiano diretto dalmprofessor Giovanni Maria Vian, "è probabile, visto l'uso compulsivo di queste piattaforme, che altrimenti scatterebbe un parapiglia collettivo, alimentato da reciproche invidie, conflitti non sanati, piccole rivalità sopite pronte a esplodere con tutta una serie di ritorsioni a catena: post di odio manifesto, richieste di chiarimento reciproco da parte di comuni amici, rivalse di inimicizia verso colui che l'ha sottratta all'amico comune, e così via".
"Tutte violenze per fortuna simboliche, e tuttavia - ragiona l'Osservatore Romano - con effetti reali possibilmente tangibili nel breve, in un incontrollabile vortice vizioso di reciproche disistime, sintetizzate da minuscoli (ma potenzialmente davvero esiziali) thumbs down (pollici versi), si potrebbe addirittura arrivare a una dismissione in massa dai propri altarini virtuali. E non come forma di protesta nei confronti delle qui sopra solo immaginate opzioni di disaffezione reciproca, ma proprio, forse, per la sovvenuta insostenibilità psicologica del mezzo che - conclude l'articolo - a tutti gli effetti diventerebbe lo sfogatoio collettivo di astii e rancori che tutte le amicizie, per quanto di lunga data, e forse a maggior ragione se di lunga data, si tirano dietro, inevitabilmente".


osservatore romano
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