Iab Forum/ A Roma gli stati generali dell'adv online. Layla Pavone (Iab Italia): "La crisi spinge gli investimenti su internet"
Ultimamente, poi, le aziende mostrano una certa attenzione per i social network: solo una moda del momento?
"E' un mondo ancora tutto da esplorare e sperimentare. Al di là dei cosiddetti fan page, brand channel e in generale pagine che sono riconducibili a siti web 'evoluti' in termini di engagement in quanto ospitati all'interno di social media, se un'azienda vuole investire su un social network non fa altro che investire in pubblicità tabellare. Il che va benissimo, ma ci sono molte altre potenzialità da esplorare in questo settore. E si faranno sicuramente degli errori, come ne sono stati fatti nel momento del boom di Second Life: i social media realtà che raccolgono milioni di persone, è vero, ma quando si parla di business bisogna avere le giuste competenze per 'prendere le misure' a questi strumenti, altrimenti si rischiano grandi cantonate..."
Questo Iab Forum si tiene proprio nel pieno del dibattito scatenato dalle dichiarazioni di Rupert Murdoch, secondo il quale l'informazione online dovrà muoversi verso il modello a pagamento, visto che le risorse pubblicitarie non sono sufficienti a coprirne i costi. Si va verso un'integrazione fra advertising e fee per i contenuti online?
"In parte sì e in parte no. Non credo sia più possibile tornare indietro e far pagare ciò che per 10-15 anni l'utente ha avuto gratuitamente, anche perché sull'informazione online c'è una concorrenza agguerritissima che mi consentirà sempre di trovare, gratis, le notizie veloci, in pillole. Anche attraverso gli user generated content. Le opportunità del pay si profilano piuttosto per quei gruppi editoriali molto forti e consolidati, che hanno un patrimonio di contenuti a valore aggiunto, di qualità, il cui valore può essere sfruttato per generare ricavi".
Ma i grandi editori sembrano ancora restii a spostare l'attenzione verso il digitale, anche se nell'attuale situazione di crisi qualcosa si sta muovendo...
"Finora, sia all'estero sia in Italia, si sono perse moltissime opportunità in questo senso. Ci sono realtà che potrebbero 'pacchettizzare' i loro contenuti di valore e offrirli a pagamento su internet, ma non lo hanno fatto principalmente perché le varie divisioni in cui sono organizzate non riescono a mettersi d'accordo per mettere a fattor comune il patrimonio di cui queste aziende dispongono. Credo che la situazione sia abbastanza chiara: o si fa un atto di umiltà e si mettono da parte le barriere, oppure morti e feriti non mancheranno".



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