I funerali di Giorgio Bocca/ "Un partigiano della parola che credeva nel valore della verità"
Giorgio Bocca era un "partigiano della parola", che credeva nel valore della verità, che "ha sempre difeso tenendo divisi, a differenza della tendenza imperante, i fatti dalle opinioni". Così don Roberto Vignolo, un biblista da tempo legato alla famiglia, ha ricordato il giornalista e saggista scomparso. Nell'omelia il sacerdote ha riflettuto sull'eredità morale lasciata da Bocca, "che non soltanto ha lavorato con le parole", ma lo ha fatto "in modo più pratico che teorico", come un "aristotelico con i piedi ben pientati per terra".
Per il giornalista, ha detto don Vignolo, la "parola era un'arma: se certi cronisti possono essere paragonati a un tiratore di fioretto, a Giorgio dovremmo dare una sciabola", perché, più che a blandire l'interlocutore, "puntava semmai a ferirlo, così da suscitare, attraverso un impatto forte, una reazione di pensiero e morale". Con la parola - ha continuato il sacerdote - "mettiamo ordine nel caos della vita, cerchiamo di capire e possiamo comunicare": per questo quella di Bocca è "un'eredità notevole, bella, umanissima e cristianissima, perché noi crediamo in un Dio che si è fatto parola e sacra scrittura".
"Lascia un vuoto", ha commentato la figlia. "Mi auguro che qualcuno presto prenda il suo posto".
La salma di Bocca è stata accolta con un applauso quando è arrivata nella chiesa di San Vittore al Corpo di Milano. Alle esequie colleghi di vecchia data e familiari. "E' stata una grande persona, capiva i fatti prima che accadessero", ha ricordato il presidente della Fieg, Giulio Anselmi, prima dell'inizio del funerale. Ad attendere la bara una piccola folla che ha poi riempito la chiesa: fra gli altri erano presenti i direttori del Corriere della Sera, Ferrucio De Bortoli, di Repubblica, Ezio Mauro, arrivato a braccetto con Natalia Aspesi, Gad Lerner, Gian Antonio Stella, Massimo Fini, Mario Cervi, Stefano Boeri, Umberto Eco, ma anche il magistrato Giancarlo Caselli e il presidente di Anpi Lombardia, Antonio Pizzinato, assieme a diversi ex partigiani.
Durante la messa funebre, oltre che nell'omelia, il giornalista è stato ricordato anche dalla collega Natalia Aspesi e dal suo agente letterario, ma a salutare la bara, nel piazzale antistante la chiesa, si sono intrattenute centinaia di persone.
La salma del cronista sarà cremata e le ceneri saranno portate in Val d'Aosta a La Salle.


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