Il ramoscello d'ulivo di Google agli editori americani
| Micropagamenti sul modello di iTunes. Il progetto di Google per i giornali |
In questa affollata arena non poteva non dire la sua il numero uno del settore delle ricerche sponsorizzate, ossia Google. Che infatti, in risposta alle accuse mosse al gruppo da varie associazioni editoriali che accusano il motore di ricerche di “sfruttare” i loro contenuti per generare introiti pubblicitari, sostiene in un documento che in futuro vi sarà spazio per l’affermarsi di vari modelli di business sul web incluso, quello dei contenuti a pagamento.
Una possibilità in cui del resto sembrano credere anche i venture capitalist che in queste settimane hanno finanziato nomi come Faculte, start-up americana impegnata nello sviluppo della piattaforma tecnologica per presentazioni video interattive sul web “Broadcast Studio”, o eduFire, piattaforma educative online che consente a qualunque docente di allestire una classe virtuale dove insegnare ad una classe reale, trattenendo una commissione del 15% sugli incassi così ottenuti dagli organizzatori dei corsi, solo per citare due tra le ultime società ad aver raccolto mezzi freschi in questi giorni.
La novità per quanto riguarda Google è che ora che il servizio di news del motore di ricerca ha accesso ad oltre 25 mila fonti qualificate, gli editori potrebbero iniziare a inserire “tag” nei propri articoli online così da arrivare a generare traffico pagante, traffico che potrebbe dare origine a vari livelli di prezzo e combinarsi col servizio Google Checkout, attualmente in fase di sviluppo ma che entro il prossimo anno dovrebbe essere utilizzato per consentire agli utenti di acquistare beni fisici e digitali online in modo rapido e sicuro ed in grado di gestire le problematiche relative ai micro pagamenti.
Un ramoscello d’ulivo all’Associated Press e ad altri gruppi editoriali che avevano attaccato Google piuttosto duramente, ma anche una possibilità di business che gli ultimi sviluppi tecnologici sembrano rendere sempre più promettente e profittevole. Che sia la svolta destina a mettere d’accordo i teorici dell’internet-free pagato solo dagli inserzionisti pubblicitari e i sostenitori della tesi che non possono esistere “pasti gratis” neppure virtualmente? Google sembra crederlo, la palla ora passa agli editori.
di Luca Spoldi



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