La fine della "Google era"
Forse sta finendo un'epoca della rete. La potremmo definire la "Google era", visto che gli ultimi anni sul web sono stati segnati dal celebre motore di ricerca, che però oggi è accusato non solo di monopolizzare il mercato, ma soprattutto di farlo in maniera irresponsabile e talvolta truffaldina.
Il Tribunale di Milano ha condannato alcuni dirigenti di Google per via di un filmato finito su YouTube in cui si vedeva un ragazzo down picchiato e tormentato da suoi coetanei. É una sentenza delicata perché stabilisce (un po' con l'accetta, ma non si vedono alternative per ora) che è l'editore del "Tubo" a rispondere di ciò che finisce sulle sue pagine, anche se sono gli utenti a caricare i contenuti.
Due le novità: la prima è che cade quella specie di immunità pretesa da Google con la scusa che loro mettono a disposizione la scatola vuota, ma sono gli utenti a riempirla. Ora Google non potrá più lavarsene le mani e - cosí come tutti noi che facciamo comunicazione sul web - non potrà più spacciarsi per veicolo neutro di informazioni visto che sono gli utenti a generare i contenuti, ma ne risponde davanti alla legge. Tutto bene? No, perché è anche vero che è impossibile controllare tutto e che lo spirito di internet prevede che ci sia il minor numero possibile di costrizioni, altrimenti non è internet ma un'altra cosa.
Sia come sia, Google oggi deve rispondere, come tutti gli editori, di ciò che pubblica: oggi sono i video "scorretti", domani chissá (c'è l'annosa questione delle news di cui molti si lamentano). Se a questo aggiungiamo che l'antitrust europea ha aperto un'inchiesta contro Google col sospetto che il motore di ricerca, abusando della sua posizione dominante, penalizzi alcuni concorrenti nei meccanismi di ricerca, si capisce che sta cambiando il vento, ed è curioso notare che ieri il monopolista era Microsoft, che oggi figura tra i denuncianti che lamentano di essere stati danneggiati.
Fino a ieri tutto era permesso al colosso di Mountain View, oggi invece i concorrenti si lamentano, le autoritá cominciano a muoversi e Google deve difendersi, non solo davanti a giudici e autorità ma anche davanti agli utenti di internet che potrebbero cominciare a sospettare della trasparenza del motore di ricerca che oggi può decretare il successo o l'oblio di un sito, e non perdonargliela.



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