Giornalisti di 'frontiera' dall'Iran al Senegal
Un terzo dei giornalisti incarcerati in tutto il mondo è recluso in Iran. Lo ha rilevato il Cpj, un’organizzazione americana di tutela degli operatori dell’informazione, annunciando che il mese scorso il numero di giornalisti in carcere nella repubblica islamica iraniana è salito a 52. Al secondo posto della graduatoria stilata dal Committee to Protect Journalists (Cpj) con base a New York c’é la Cina con 24 giornalisti in carcere, seguita da Cuba con 22. Il numero dei reporter incarcerati in Iran è il più alto mai registrato dall’organizzazione in un singolo paese dopo i 78 casi documentati in Turchia nel 1996.
Intanto il governo senegalese si è impegnato a varare quanto prima una serie di misure per un rafforzamento delle garanzie giuridiche alla professione giornalistica. Lo ha detto il ministro della Comunicazione, Moustapha Guirassy: "Nei prossimi mesi sarà varato un nuovo codice della Stampa ispirato ai principi della democrazia e redatto in modo consensuale tra i protagonisti di uno dei settori-chiave della vita della nazione". Il ministro ha aggiunto che ai lavori preparatori del codice, per il quale si e' adoperato lo stesso presidente Abdulaye Wade, partecipano editori, giornalisti, tecnici della comunicazione sociale, esponenti della societa' civile, i vertici delle religioni musulmana e cattolica e il ministro di Giustizia, Iba Der Thiam.



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