Giornalisti/ Un contratto che fa acqua da tutte le parti

Martedì, 4 novembre 2008 - 16:20:00

Detto questo, entriamo nel merito.

Tanto per cominciare sarebbe utile ricordare che nessuno ha mai detto che sarebbe meglio non firmare un contratto. Cosa assai diversa è, invece, sostenere che non piace alla categoria l'idea di firmare con la pistola alla tempia «un contratto di sopravvivenza» come lo definisce lo stesso Siddi, perentoriamente entro il 15 dicembre.

- QUALE CONTRATTO -  Cominciamo  col dire che nessuno evoca l'applicazione del contratto di legge del 1959. Questa norma, infatti, scatterebbe solo se gli editori disdettassero il contratto in vigore. Quindi perché scaricare la responsabilità su chi tra i colleghi vuole legittimamente difendere solo gli interessi della categoria?  Perché tanta fretta, chiedo sommessamente alla segreteria, dopo aver aspettato tanto tempo? C'è qualcosa che non sappiamo?  Cosa  deve succedere dopo il 15 dicembre? Forse gli editori vogliono iniziare ad attuare i 700 prepensionamenti di cui ha iniziato pericolosamente a parlare anche il nostro sindacato? E' per questo che in un'intervista Don ati auspica la riforma degli ammortizzatori sociali per mettere tutto sul conto della fiscalità generale?  Lo si dica una buona volta, allora. Gli editori vogliono portare a casa un contratto per pagare meno i giovani e indebolire i loro diritti. Per poi iniziare a svecchiare le redazioni mandando a casa gli anziani. Così tutti potranno riflettere prima di esprimere il loro giudizio. Sarebbe questo il tanto evocato "patto generazionale"? A nessuno verrebbe in mente di accelerare proprio nel momento più sfavorevole dopo tutto questo tempo. Con le borse sulle montagne russe, il settore in crisi. Come  quel marito che decide di separarsi dalla moglie nel periodo in qui risulta nullatenente per non pagarle gli alimenti.

- GLI SCATTI DI ANZIANITA' - Finalmente, dopo averlo negato per mesi, la segreteria ammette che ha accettato di ridiscutere  gli scatti di anzianità. Si dice: tanto i giovani entrano sempre più tardi nella professione e non li maturano tutti. Se  fosse veramente così gli editori non li pagherebbero nemmeno senza modificarli. Quindi, per la seconda volta, faccio notare un particolare che sfugge alla categoria. Perché  bisogna modificare l'unico automatismo che continua a garantire l'autonomia e l'indipendenza della nostra delicata professione? Tutti sanno che non sono certo i nostri scatti ad influire sull'inflazione. Li percepiscono anche i magistrati, che fanno una professione altrettanto delicata. Mi si dirà: sono pagati dallo Stato. Certo, ma è quello st esso Stato che garantisce agli editori finanziamenti per sostenere il settore.     Quello che non si dice, invece, è che senza gli scatti le  nostre buste paga sarebbero destinate a restare ferme, mentre il costo della vita aumenta. Non possiamo sostenere tesi diverse ogni  giorno quando scriviamo sui nostri giornali e poi improvvisamente cambiare opinione quando si parla di noi? In questo modo non si rafforza la contrattazione, la si indebolisce.

- LA PARTE ECONOMICA - Ci avete mai fatto caso al fatto che la nostra categoria nelle ultime tornate ha firmato i contratti ottenendo aumenti che erano la metà o meno di tutte le altre categorie, metalmeccanici e autoferrotranvieri  in testa? Non so se mi spiego. E ora si arriva alla vigilia della presunta stretta finale, accettando di cedere sulla parte normativa e ipotizzare la rimodulazione degli scatti senza sapere quale sarà la contropartita economica? Visto i tempi che corrono non credo sarà una  grande offerta. Nel documento della Federazione si scopre che in tutti questi anni i nostri salari sono rimasti fermi nonostante gli scatti? Che bella scoperta. È vero anche il contrario. Cioè che le nostre buste paga sono aumentate solo grazie agli scatti. Tutti sanno che il contratto del 2001 in fond o non è altro che una sorta di proroga del precedente.  Non siamo più ai contratti dell'epoca di Giorgio Santerini.  E  ci si stupisce che qualcuno preferisca restare con l'attuale normativa? Cosa siamo diventati improvvisamente:  una categoria di masochisti?                                

- LA MULTIMEDIALITA' - Chi scrive ha sottoscritto come membro del Cdr di Repubblica un accordo che, nel pieno rispetto dell'attuale contratto nazionale, prevede una prima regolamentazione della multimedialità. Non è stato facile, ma ha dimostrato che non è vero che esista un pregiudizio nell'affrontare un tema che non può più essere rinviato. Nel nostro accordo, è stata prevista un'adesione volontaria, ma questo non ha impedito a oltre il novanta per cento dei colleghi di Repubblica di aderire. A ulteriore riprova che non c'è un rifiuto preconcetto. Faccio, però, notare che nel documento diffuso dalla Federazione sullo stato dell'arte sono elencati solo dei principi generici. In pratica si tratta di un testo unico, che poi ogni editore potrà interpretare come meglio crede o gli conviene. È questo il modo di proteggere  «le situazioni meno forti» che non saranno mai in grado di strappare un buon accordo a livello aziendale?

(Segue - Una piattaforma che parte al ribasso non può che chiudersi in forte perdita...)

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